Fuocoammare agli Oscar? Ma per favore…

Fuocoammare agli Oscar? Ma per favore…

SET 27, 2016
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Fuocoammare agli Oscar? Ma per favore…

Come si può mandare in fumo qualsiasi possibilità di successo ai Premi Oscar del 2017? Semplice, basta far decidere a una commissione di candidare un film che non è un film. Ed è proprio quello che è accaduto con la decisione di presentare Fuocoammare nella categoria Miglior Film Straniero. Una decisione presa da una commissione composta da Nicola Borrelli, Tilde Corsi, Osvaldo De Dantis, Piera Detassis, Enrico Magrelli, Francesco Melzi d’Eril, Roberto Sessa, Paolo Sorrentino e Sandro Veronesi e che pregiudica già in partenza il cammino del cinema italiano alla più importante kermesse cinematografica mondiale.
Una scelta incomprensibile, anzi probabilmente dannosa. Perché Fuocoammare è un documentario. Un bellissimo documentario diretto da Gianfranco Rosi, forte, con dei difetti che non vogliamo analizzare in questo articolo, ma comunque in grado di prenderci a pugni nello stomaco, mostrandoci ciò che i nostri occhi non vedono e non vogliono vedere sulla situazione di Lampedusa, una realtà dura da accettare, soprattutto per certi politici dalla polemica facile e dai contenuti inesistenti. Ma pur sempre un documentario, un lavoro giornalistico per cui esiste una categoria a parte agli Oscar e a cui avremmo potuto candidarlo, tenendoci un posto libero per il Miglior Film. Il che rende la scelta ancor più allucinante visto che Fuocoammare è stato candidato in entrambe le categorie.
E dire che l’Italia quest’anno aveva molto da offrire. In tanti si aspettavano la candidatura di Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti o di Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese, due film che più di tutti hanno unito, in un coro pressoché unanime, i giudizi di pubblico e critica. Ma c’erano anche Suburra di Stefano Sollima, Pericle il nero di Stefano Mordini, Indivisibili di Edoardo De Angelis e Gli ultimi saranno gli ultimi di Massimiliano Bruno. Film, puri e semplici film.
Magari Fuocoammare vincerà. E ce lo auguriamo perché, lo ribadiamo, è davvero un buon prodotto. Ma se persino Paolo Sorrentino, membro della commissione come già detto, ha dichiarato che la scelta è «un inutile masochistico depotenziamento del cinema italiano», allora vuol dire che qualche ragione dobbiamo pur averla. Dietro c’è sempre questa voglia tutta italiana (e occidentale) di lavarsi la coscienza e di apparire buoni e innocenti. C’è tutto quel buonismo messo in bocca a certi accusatori privi di reale spessore culturale, ma che in realtà ha un certo fondo di verità. La scelta di Fuocoammare è tutta qui: mostrarci per ciò che non siamo, un autoassoluzione tutta personale, mentre nei mari si continua a morire.

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