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NOSTRA INTERVISTA ESCLUSIVA - STEFANO UNTERTHINER, FOTOGRAFO DELLA NATURA
Le sue fotografie affascinano chi le guarda. Per lui ogni animale è un individuo e il loro rispetto è convinto che dia un po' più di felicità. Il tutto contornato da una grande umiltà e equilibrio.

38 anni, fotografo del National Geographic, laurea in Scienze Naturali e Dottorato in Zoologia, aspetto deciso ma molto semplice. Ha una sua etica dello "scatto", cercheremo di approfondire le sue emozioni e di raccontarvele.
D: Tu sei un Fotografo. Cos'è un fotografo e cosa una fotografia.
Untherthiner: Domanda ampia... Mi piace definirmi un artigiano, l'idea di usare degli strumenti per creare qualcosa, in questo caso sono delle immagini che una volta venivano stampate, adesso sono su supporto digitale. Ma hai sempre la possibilità di manipolare una visione creativa e attraverso uno strumento arrivare a qualcosa di concreto e accessibile a tutti. La fotografia è l'espressione dell'artigiano, come il legno per lo scultore.
D: Il tuo soggetto preferito è la natura...
Unterthiner: Direi che è il mio unico soggetto, nella quale includo anche l'uomo. La natura è un po' tutto, no? Ma quello che preferisco raccontare è il mondo animale, l'uomo perchè mi affascina tantissimo la sua interazione con la natura: i rapporti delicati, complessi dell'uomo in quanto specie, con le altre specie. E' un tema difficile, ricco di discussioni sia scientifiche che di conservazione
D: Cos'è che ha fatto scattare l'otturatore di questa passione?
Unterthiner: E' scattato da ragazzo, andando in montagna con mio zio, che fotografava in modo amatoriale, e assieme ad un amico, che allora era guardia parco, che scattava in modo più professionale. Lì, con loro, ho unito la passione della fotografia con la montagna. Io facevo già foto, ma erano diverse, pensa che il mio primo "servizio" (sorride), avevo 8 anni, era la visita scolastica al forno del panettiere. Avevo questo compito e le mie foto sono state pubblicate sul La Vallèe (settimanale valdostano, nda).
D: Il National Geographic è un palcoscenico difficile, in accezione positiva direi snob. Per fare l'ultimo servizio hai fatto 25.000 scatti. Come scegli le foto?
Unterthiner: Il National è difficile e snob: vero! Io ho un mio metodo. Le passo tutte e faccio una prima scelta. Ma alla fine, come dicevo, la fotografia è un espressione e riconosci subito quello che volevi fare. Molto istinto. La scelta vera e propria di quello che viene pubblicato è mediata dalle loro richieste e dalle loro esigenze di pubblicazione
D. Ho visto un filmato che ti riprende mentre scatti con un tele. Ho avuto l'impressione che non sparassi nel mucchio, ma che fosse tutto un rapidissimo calcolo. Hai mai razionalizzato la scintilla che ti fa premere il bottone di scatto?
Unterthiner: Il mio calcolo è innanzitutto la parte tecnica. Quando scatto non penso più a tempi, luce... mi viene tutto naturale. Le immagini invece, io le vedo già prima: come una visione. Poi, natura permettendo, perchè è lei che comanda, la cerco e la fotografo.
D: Ti senti un po' un cacciatore in cerca di una preda?
Unterthiner: No! Per niente, anche la definizione "caccia fotografica" mi sta stretta. Forse agli inizi ero così. Caccia mi da l'idea di carpire l'attimo. Io, come ti ho detto, mi immagino le foto e poi vado a vedere se ci sono in natura.
D: Per il servizio sui pinguini reali (NG di settembre) hai fatto foto subacquee...
Unterthiner: E' stata una prima anche per me. Non avevo mai fatto foto subacque. Ma i pinguini vivono per quasi tutta la giornata nell'acqua e quindi mi sono dovuto attrezzare. Ma con cose molto semplici.
D: Hai avuto difficoltà particolari, visto l'ambiente?
Unterthiner: Eh sì. Il freddo. Il viso è come se fosse piantato nella neve. Poi vicino alle coste ci sono delle alghe, le Laminarie, che sono spesse e molto lunghe. Sono usate dalle Orche che ci si strusciano contro. Con la muta sono anche stato scambiato per un elefante di mare (è magrissimo, nda) e sono dovuto scappare.
D: Essere valdostano, natura vicina, ambiente non grande, ti ha aiutato ad emergere come fotografo?
Unterthiner: Ho due risposte. La prima: per quanto riuarda la natura sicuramente. Ho imparato ad amare la natura in montagna. Da universitario facevo tre giorni a Torino e gli altri in giro per le vallate. La seconda: io ho sempre pensato di fare il fotografo non in Italia, un po' più difficile per i contatti. Ma adesso con internet... Pensa che il National Geographic è a Washington e io, quando ci sono, in Valle d'Aosta. Se servisse in un ora sono a Milano per un volo.
D: Al Festival Internazionale del Cinema Naturalistico di Cogne, lo "Stambecco d'Oro", ha vinto un film sulla micronatura. Una delle frasi che ho sentito è stata: "Meno male! I grandi animali hanno stufato!" Il tuo pensiero?
Untherthiner: In parte hanno ragione, ma generalizzano. Il piccolo non è così nuovo, pensa che Microcosmos avrà dieci anni, che è il primo documentario importante sugli insetti e gli invertebrati. Una cosa decisamente clamorosa. Poi altrettanto per la "Marcia dell'Imperatore" dove si parlava di pinguini, grandissimo successo. Dire che i grossi animali hanno stufato, ce ne sono una tale varietà... Quello che invece è vera è la banalizzazione del servizio video o foto, il focalizzarsi sempre sulle stesse specie: Il leone, lo squalo o che ne so io. Ma questo perchè sono scelte commerciali, un po' bruciate, ma le vendo se qualcuno le richiede. Certamente al National Geographic, un documentario sui leoni, se non c'è un aspetto particolare, non interessa.
D: I tuoi soggetti, quale il miglior e il peggior cliente?
Unterthiner: Non lo so. Quando lavori su una specie devi trovare una certa complicità, e spesso le cose difficili all'inizio poi cambiano. Ma fammici pensare...Non è facile... Il miglior cliente, anche a livello empatico, è stata la volpe Fred. Mi ha dato anche una certa notorietà e un successo commerciale. Le più difficili sono i lavori sulla conservazione. Spesso sono denunce. In India, per un articolo sugli orsi che ballano, gli animali schiavi. Lì ho passato brutti momenti, spesso non puoi fare nulla, ma ho anche temuto per la mia incolumità. Fare il reporter: questo è il peggior cliente.
D: Hai mai pensato a Stefano e ai suoi colleghi come dei conservatori della natura?
Unterthiner: Sì, ma mai in grande. Io in quello che faccio ci credo. Alle volte vedo che un mio lavoro, ha fatto cambiare qualcosa. Ma non me ne vanto, il mondo va avanti a piccole spinte, non importa se la mia è stata determinante.
D: Tu hai un'etica fotografica...
Unterthiner: Sì è vero, ma io sono così nella mia vita sempre. Senza essere integralista, cerco di essere in equilibrio con il mondo intorno a me: limito l'uso della plastica, sono vegetariano, uso detersivi biologici... Pe me sono scelte normali, non da alternativo.
D: Hai l'età di chi è passato dalla pellicola al digitale. Nostalgia?
Unterthiner: No. Perchè è una cosa strumentale. A me non interessano le discussioni tecniche su lenti, obbiettivi. Banalmente? Mi doto delle migliori apparecchiature, ma poi quello che mi affascina è cosa posso farci, cosa posso produrre.
D: Portarle al limite...
Unterthiner: Sì, infatti. Con la pellicola potevo fare tante cose, ma per esempio, il prossimo ottobre esce il mio libro sull'orso: con la pellicola non lo avrei mai potuto fare. Fotografie notturne, poca luce si prestano solo con il digitale. L'unica cosa che mi manca è che una volta ero più artigiano, adesso sono molto al computer.
D: Quindi indolore...
Unterthiner: Anzi, ne sono contento in termini assoluti, nello specifico ci sono molte situazioni che hanno portato ad un decadimento della fotografia. Pensa alla enorme quantità di foto che vengono caricate sul web tutti i giorni, dove il ritocco fotografico diventa routine, con lo scadimento della sincerità professionale e la mancanza di etica davanti al soggetto e anche dopo, quando devi dare una foto che sia veritiera.
D: Torniamo alle tue visioni: come nasce un servizio?
Unterthiner: Molti sono passioni antiche, ma potrei farti tanti bei discorsi e alla fine quello che detta è la professione. Il servizio potrebbe essere bellissimo ma è un argomento che non interessa a nessuno e quindi non si vende.
D: Sei pragmatico! Non sei un missionario!
Unterthiner: Assolutamente. Mi interesso le specie che mi piacciono di più che il mercato richiede. E cerco di farlo meglio di chiunque altro.
D: Tu insegni il tuo modo di fotografare?
Unterthiner: Ho fatto dei workshop in Finlandia. Ho cercato di passare la mia artigianità, mi è piaciuto per quanto riguarda il contatto e lo scambio, ma mi ha anche un po' deluso perchè hanno fretta, sono troppo tecnici e si pregiudica la creatività. La montagna mi ha insegnato il sacrificio e che in natura niente è facile.
D: Ti affezioni agli animali stanziali che fotografi? Li vai a ritrovare?
Unterthiner: Mi affeziono, ma non li vado più a cercare. Sono come degli amori passati. Ti rimane il ricordo. Il rapporto che si crea è forte come può essere con il proprio animale domestico. Ma ci va molto equilibrio. C'è chi darebbe la vita per il proprio cane ma litiga con il vicino o, peggio, in famiglia.
D: Prima di conoscerti ho guardatoun po' di tuoi scatti: traspare il sudore della fatica.
Unterthiner: Alle volte dietro una foto ci sono mesi di lavoro. Anche perchè cerco di far passare che ogni animale è un individuo. Ma io quando aspetto in un capanno non patisco, non vorrei essere altrove. I periodi "normali" a casa, quelli sì che pesano.
Caro Stefano, io ti ho inquadrato. Sei un buon venditore di te stesso, ma (per fortuna) un pessimo commerciante. Hai negli occhi la luce della passione. Ti e mi auguro che le tue fotografie siano sempre intrise di sacrificio e fatica. Soprattutto, rimangano come te: veritiere.
A cura di Roberto Belluco
Fotografia concessa da Stefano Unterthiner
14-09-2009
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