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LE NOTE DI ROBERTO BELLUCO - Crocefisso... che ne facciamo?

E' su tutti i giornali la notizia “svizzera” dell'esito del referendum, che vieta l'innalzamento dei minareti. Qualcuno, sul suolo italico, osanna questa decisione, ma non dimentichiamo che “no minareto”, in Suisse non vuol dire “no moschea”. La religione, o quello che ne rimane, ridonda di continuo e allora ho deciso di tornare per poche righe sul Crocefisso.



E' su tutti i giornali la notizia “svizzera” dell'esito del referendum, che vieta l'innalzamento dei minareti. Qualcuno, sul suolo italico, osanna questa decisione, ma non dimentichiamo che “no minareto”, in Suisse non vuol dire “no moschea”. La religione, o quello che ne rimane, ridonda di continuo e allora ho deciso di tornare per poche righe sul Crocefisso.
Ricorderete che è' stata invocata la laicità dell'ufficio pubblico “ordinando” allo Stato italiano di togliere tutti i simboli religiosi. Da un punto di vista politico potrebbe essere considerata richiesta ineccepibile. Da quello pratico, sorrido.
E' doveroso che spieghi questo sorriso. Sentirsi attaccati da un simbolo di sacrificio e di pace fa specie, vedere il “film” della vita di tutti i giorni che effetto ha?
La cosa più fastidiosa, almeno per me, è stato il modo usato dai religiosissimi italiani per difendere il Sacro Legno. Con forza e risolutezza, si sono vestiti e trincerati dietro lo scudo delle tradizioni, hanno impugnato il povero crocifisso e sono partiti alla difesa dei confini della fede cattolica.
Qui non sorrido più. Sono rimasto profondamente colpito dalla non conoscenza dell'insegnamento di quel signore, con i capelli lunghi, che circa 2000 anni fa, lassù ci è finito per coerenza.
Partiamo dal simbolo. La croce è un atto d'amore e di unione (non lo dico io, lo dice qualsivoglia cristiano). Qui invece si usa come “muro”, come confine per un insegnamento che non ne voleva avere. Meglio essere diretti: io sono nel giusto e tu, altra fede, sbagli.
La tradizione. E' questo uno dei drammi della religiosità moderna. Mi sembra di sentire “Lo era mio nonno, lo è stato mio padre, lo sono anche io...”. Ma la scelta religiosa non è un'esigenza interiore? Una cosa che si vive? Che non si risolve solo con le festività canoniche?
L'insegnamento. Se non sbaglio, ma non sbaglio, il messaggio cattolico e/o cristiano, dovrebbe essere di apertura e di profondo rispetto degli altri. Chiunque essi siano... Ma l'ecumenismo inseguito e perseguito da Giovanni Paolo II non ha insegnato nulla?
Arrivo a quelli che non sopportano la fede o religiosità. E' vero che le battaglie per i diritti civili non sono solo quelle “grandi” con temi altisonanti, ma accanirsi contro un simbolo di pace è una cosa poco edificante, qualunque esso sia.
Pertanto, sarebbe opportuno restituire dignità “all”uomo sulla croce”, togliamogli la sua carica politica e restituiamo quella potente e pulita del simbolo per eccellenza.

A cura di Roberto Belluco

30-11-2009

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