Notizie
LIBRI - Il processo imperfetto. La verità sul caso Cogne.
Il Generale Luciano Garofano, con il libro “Il processo Imperfetto. La verita sul caso Cogne” Rizzoli editore, racconta la sua versione dei fatti esattamente secondo il suo stile: scientificamente e con passione.
Ieri sera si è messo a disposizione del pubblico di Pont-Saint-Martin raccontando il suo punto di vista.

Ieri sera 6 dicembre 2009, alla Biblioteca di Pont-Saint-Martin, l'ex comandante del Ris di Parma, Generale Luciano Garofano, ha presentato il libro che porta al grande pubblico la “sua“ versione dei fatti su sei anni di indagini sul caso Cogne.
La vicenda del piccolo Samuele Lorenzi e della sua mamma Annamaria Franzoni, ha segnato prima la minuscola comunità di Cogne e poi tutta l'Italia.
Mai un delitto così abominevole, vittima un piccolo bambino, colpito con efferata ferocia, era stato spettacolarizzato e dato in pasto ai media. Mai nella nostra storia, si era visto nascere un ufficio stampa dedicato alla gestione della vicenda.
Dal discorso del Generale Garofano, è emerso che la nostra società e chi è addetto ai lavori d'indagine a tutti i livelli, mancano di cultura e di professionalità scientifica. La prova rilevata sulla scena del crimine e poi successivamente approfondita in laboratorio, hanno dato un peso determinante per la soluzione di casi che, con la tecnica di indagine tradizionale, non si sarebbero risolti. Per spiegare la contemperazione del “Maigret” e dello scienziato, ha fatto l'esempio del “delitto di Via Poma” e della “strage di Capaci”. Per via Poma, a distanza di 25 anni, si sono potute rilevare tracce biologiche che all'epoca non si potevano acquisire (si pensi al Dna); per Capaci , determinante è stata la raccolta del Dna dalle sigarette fumate dai mafiosi in attesa che arrivassero le auto. Quindi, in laboratorio, lo scienziato ha isolato la “firma” biologica di un individuo, sul territorio, il “Maigret”, cerca e individua l'uomo da comparare. Uno non può fare a meno dell'altro. Su questo tasto ha spinto molto: la realtà dei fatti non è la fiction televisiva.
Tornando a Cogne, ha dissolto molta della disinformazione che “l'avvocato Taormina ha messo in piedi ad arte”. Innanzitutto il fatto che la scena del crimine fosse stata “massacrata”, che la repertazione fosse stata fatta in modo raffazzonato e che soprattutto gli addetti ai lavori non conoscessero le tecniche di investigazione scientifica usata nel caso specifico. Spiega in modo molto semplice una tecnica di repertazione dinamica degli schizzi di sangue sulla scena del crimine. Si chiama BPA, che è l'acronimo di Bloodstain Pattern Analysis, inventata circa 114 anni fa in Polonia, affinata negli Usa, capace di disegnare l'esatta posizione e il gesto compiuto dall'omicida. Queste rilevazioni, fonte di prova certificata, sono state “cassate” dalla Corte di Cassazione italiana come “metodo artigianale”. In Italia nessuno conosceva e ora pochi conoscono, perchè non c'è una “cultura” di indagine forense. Raccontava che la Corte d'Assise di Torino, ha disposto l'acquisto e la traduzione di libri sul BPA affinchè i giudici comprendessero le relazioni del Ris e si potesse avere un confronto.
L'amarezza di fondo è data dal sistema difesa del caso specifico e dal modus operandi del difensore in generale. Il generale Garofano lamenta che “L'Avvocato Taormina si è preso delle libertà in sede di dibattimento, sia con noi che con il Pubblico Ministero, che altrove sarebbero state punite”. Soprattutto la linea della non ammissione di colpevolezza per cercare eventuali scarichi con le prescrizioni.
In questo frangente affronta anche quelle che sono le perizie di parte. Spesso hanno a che fare con ottimi professionisti, ma non esperti in pratiche forensi. Cita a proposito le prove acquisite dai “precisi” svizzeri assunti dall'avvocato Taormina. Avrebbero trovato macchie di sangue in molte zone della casa e anche un'impronta. Ad un successivo esame si evince che non è sangue e che l'impronta è stata lasciata da un perito che ha toccato lo stipite della porta senza i guanti. A causa di questi raffazzonati sopralluoghi i processi vanno avanti per tempi lunghissimi.
Al di la del pessimo rapporto tra Garofano e Taormina, l'augurio che il Generale si fa è che il reperire e studiare le prove in modo scientifico diventi cultura. Infatti in Italia non ci sono ancora corsi di laurea in Scienze Forensi, mancano corsi di formazione e si ha, a livello politico, una pregiudiziale verso quello che è la raccolta dei dati biologici degli schedati.
Insomma, c'è ancora molta strada da percorrere e, grazie anche alla libertà dal ruolo istituzionale, non essendo più Carabiniere, potrà dedicarsi a tempo pieno all'insegnamento, alla ricerca e alla promozione dell'investigazione scientifica.
A cura di Roberto Belluco
