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CULTURE - Celtica 2009 – In Val Veny la festa della partecipazione
Celtica è alla tredicesima edizione. Dal 9 al 12 di luglio circa 30,000 persone hanno popolato la Val Veny e le manifestazioni satellite sparse per la Valle d'Aosta e la vicina Francia, assaporando queste sensazioni.

Chi di noi non ha mai sognato di tornare indietro nel tempo e vivere da protagonista un periodo storico? Dal 9 al 12 di luglio circa 30,000 persone hanno popolato la Val Veny e le manifestazioni satellite sparse per la Valle d'Aosta e la vicina Francia, assaporando queste sensazioni.
Celtica è alla tredicesima edizione, i suoi albori sono segnati dall'esigenza di alcuni amici, appassionati dalla cultura celtica, di incontrarsi per accendere i fuochi rituali, in date precise, ai piedi del Monte Bianco. A poco a poco la montagna più alta d'Europa è diventata il simbolo e il riferimento degli appassionati di questo antico mondo.
Come dice Riccardo Taraglio, l'ispiratore di Celtica, è un grande accampamento dove si incontrano gli appassionati di storia, della musica e della danza tradizionale e, perchè no, della birra.
Ognuno deve e porta il suo positivo contributo. Tutta l'organizzazione è affidata al Clan Della Grande Orsa, padrone di casa: sono una moltitudine di volontari che prende le ferie proprio per essere presente. Anche se il budget è stato sostenuto dall'intervento della Regione Autonoma Valle d'Aosta, senza l'apporto gratuito di questi appassionati, nulla si potrebbe fare.
Ho incontrato un mondo variopinto. Quelli che spiccano sono gli archeologi sperimentali. Nel campo della Sagitta Barbarica chiacchiero con il Capo. Si presenta come Decio, il suo nome celtico, ma al secolo Franco Cappello. E' appassionato di arceria, spade, asce, attrezzi da tessitura. Li costruisce lui stesso, con l'aiuto del genero archeologo, dopo attento studio di manufatti originali o testi autentici. Nei pressi del loro campo un celta, con un nome italianissimo, Stucchi Giuseppe, mi racconta del suo Gruppo, del lavoro di ricerca e di didattica nelle scuole, dove con i loro manufatti si "rende emozionante un mondo addormentato nei libri". Mi fa anche vedere come dal metallo fuso in un crogliolo, ricava una moneta utilizzando un conio a percussione da lui intarsiato. La nota dolente comune sono i soldi. Li muove la passione e quindi investono togliendo risorse ad altri aspetti della vita. Intorno a loro ci sono musici di strumenti antichi, artigiani di intreccio, e produttori del nettare degli Dei: l'idromele.
L'organizzazione di Celtica ha proposto anche molti incontri e stage che accrescono le competenze di ballerini, musicisti, cantanti tenuti da ricercatori e musicisti professionisti. Spiccano, per coreografia e volteggi, le lezioni di danza tradizionale irlandese tenute dagli insegnanti dell'Accademia danze irlandesi Gens d'Ys. Coprono l'Italia dal centro al nord, distribuiti su quattro sedi e contano circa 400 allievi.
E' inevitabile che la simbologia celtica e i riti di riappacificazione con la Madre Natura siano suggestivi. E, soprattutto, qualche inconveniente ad accendere i fuochi rituali, rendono genuino e suggestivo sia l'atto che l'intenzione.
L'ambiente è decisamente positivo e gioviale. Molte sono le famiglie intere che si avventurano nel Bosco del Peuterey e si fermano, sfidando la notte fredda, avvolti nelle coperte, per partecipare ai concerti serali. La musica e la danza tradizionale non permette di stare seduti a poltrire. Sabato sera, l'ultima serata, c'è stato un rutilante crescendo di musica, danza, canto che ha coinvolto tutto il parterre. E, mi si conceda, un parterre de Roi.
La musica si è poi spostata nella zona pub dove le band hanno continuato a fare festa a stretto contatto con la gente. In questi posti non c'è spazio per chi è snob. Sicuramente, oltre che i partecipanti, anche Madre Natura soffrirà di nostalgia... fino al prossimo anno!
A cura di Roberto Belluco
Si ringrazia per le fotografie
Maurizio Scovero
http://maurizioscoverofoto.blogspot.com
