Dopo un calvario legale durato nove anni si conclude positivamente la vicenda giudiziaria di una coppia titolare di licenza per il commercio di oro usato e materiali preziosi

0
124

La Corte Suprema di Cassazione, sovvertendo le sentenze di primo e secondo grado, ha dato ragione ad una coppia di Pescara oggetto di continui avvisi di accertamento dall’Agenzia delle Entrate. I due fratelli, titolari di un’attività di Compro Oro, contestavano la richiesta, da parte dell’ente pubblico di riscossione, del mancato versamento dell’IVA che, dal 2014 ad oggi ha raggiunto l’ingente somma di 120mila euro con relative sanzioni pecuniarie. Il ricorso, presentato dall’avvocato Antonio Di Monte, con studio legale a Pescara e Roma, si è basato sull’introduzione dell’inversione contabile, meglio conosciuta nell’àmbito della disciplina giuridica con il termine anglosassone “reverse charge” che, di fatto, ha modificato il Testo Unico sull’IVA adeguandosi alla direttiva comunitaria 98/80CE del 12.10.98. Nello specifico, riferendosi alla cessione di oro industriale, il legislatore UE stabilisce la traslazione dell’obbligo di versamento dell’imposta sul valore aggiunto dal cedente al cessionario. La società di Compro Oro, risultata perdente nei primi due gradi di giudizio dinanzi la Corte di Giustizia Tributaria di Pescara e L’Aquila, è riuscita ad ottenere l’annullamento delle imposte a suo carico che passano quindi alle fonderie acquirenti. “Non nascondo la soddisfazione per la felice conclusione di questa causa così complessa. – ha dichiarato il legale pescarese, difensore dei due imprenditori – Resta il danno incalcolabile maturato da questa vessazione e stiamo valutando un’eventuale richiesta di risarcimento delle spese giudiziarie che dovranno essere a carico dell’Agenzia delle Entrate”.