Export, l’Abruzzo chiude il 2022 in coda alle regioni italiane

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Solo 182 milioni più del 2021: colpa della crisi dell’automotive. Bene farmaceutica e moda

Il 2022 consegna all’Abruzzo il terz’ultimo posto tra le regioni italiane nella classifica dell’export, e tutto ciò in ragione della netta flessione patita dal comparto dell’automotive, da sempre punta di diamante delle esportazioni abruzzesi. Lo rivela lo studio realizzato da Aldo Ronci, per la Cna regionale, su dati riepilogativi pubblicati dall’Istat il 14 marzo scorso: «Lo scorso anno siamo creesciuti troppo lentamente – spiega l’autore della ricerca – e questa crescita lenta è da imputare alla fortissima flessione dell’export dei mezzi di trasporto, che rappresenta il 19% del valore aggiunto del settore Industriale regionale contro il 5% nazionale. A questo va aggiunto il volume realizzato dai prodotti diversi dai mezzi di trasporto che è troppo esiguo: basti pensare che il suo ammontare, riferito a ogni singola impresa, è pari a 151.864 euro: solo il 32% di quello nazionale che si attesta a 475.235 euro».

Ed ecco le cifre, allora. Nel 2021 l’export abruzzese ammontava a 8.678 milioni di euro, mentre nel 2022 è stato di 8.860, con un incremento di appena 182 milioni. In valori percentuali, l’export abruzzese ha registrato un aumento del 2,1%, circa un decimo di quello nazionale del 20%: e questo, come detto, vale alla nostra regione un modestissimo terz’ultimo posto della graduatoria nazionale. Così, negli ultimi due anni le nostre esportazioni hanno registrato una crescita assai modesta: appena il 7,9%, un settimo della media nazionale (43%) con un spread negativo di ben 35,1 punti percentuali.

Ma torniamo alla crisi dell’automotive, su cui incidono diversi fattori negativi: sfida connessa alla elettrificazione dei veicoli; concorrenza dei Paesi con una manodopera più economica, ancorché meno qualificata; temporanea carenza di prodotti e materie prime da impiegare nella produzione; ruolo degli stabilimenti abruzzesi nello scenario delle grandi holding internazionali. Ingredienti che messi insieme hanno fatto registrare un decremento di 868 milioni di euro, con la perdita in un anno del 21,7%.

Tra i prodotti diversi dai mezzi di trasporti, gli incrementi più significativi si sono registrati negli articoli farmaceutici (+237), nei prodotti chimici (+172), nella gomma e nella plastica (+140), nei prodotti in metallo (+131), nell’alimentare (+117), nel tessile e nell’abbigliamento (+116). E proprio grazie alle performance di questi settori si deve il fatto che l’Abruzzo, nonostante tutto, abbia confermato il segno “+”, seppure di modesta entità sul 2021.

Uno sguardo, infine, al comparto alimentare. A brillare, in questo caso, è soprattutto il settore della pasta: capace del 44% di incremento, che vale il sesto posto tra le regioni. Meno significativi, al contrario, i dati su olio (cresce del 24% a fronte del 28,9% italiano, conseguendo l’11esimo posto); vino (aumento del 7,1% a fronte del 9,8% italiano, con il quintultimo posto della graduatoria nazionale). Mentre frutta e ortaggi flettono del 18,8%, in controtendenza alla crescita italiana del 18,4% ponendo l’Abruzzo al penultimo posto.