La tecnologia: un bene necessario

Io sono nato alla fine degli anni '60, dove si doveva tecnologicamente avere pazienza. Attendevo con pazienza il pomeriggio per vedere le trasmissioni dei ragazzi, ma la cosa affascinante era accendere il trasformatore per la tv a valvole. Adoravo il “muggito” che emetteva a freddo per poi diventare un brusio più sottile, il tutto illuminato da una gemma verde smeraldo. Poi toccava all'apparato radiotelevisivo: lentamente le valvole si scaldavano e appariva l'immagine. Si apprezzava la propria maturità quando la trasmissione andava fuori sintonia o sfarfallava: tocco magico di manopole e... voilà! Tutto a posto. Il massimo lo avevo raggiunto quando il mio papà, sfruttando la posizione favorevole della nostra casa, fece installare un marchingegno che permetteva di vedere la Svizzera italiana, Tele Montecarlo e Capodistria. Praticamente era come andare sulla Luna! Devo dire che della mia infanzia tecnologica mi mancano le manopole della sintonia. Era un po' come accordare un pianoforte: mica da tutti, almeno in famiglia. Per fortuna la mia attenzione verso la modernizzazione è rimasta alta e adesso mi sento a mio agio con le varie “zone” del mondo digitale. Oggi sento molte persone che lamentano una compressione della propria riservatezza, come se fosse automatico che i dati di chiunque siano disponibili sul web. Ma, tolte le leggende metropolitane, non è così. Su questo aspetto si potrebbe filosofeggiare per molte righe e tanti caratteri, ma riduco questo aspetto al gossip da bar e non me ne curo (o, perlomeno, non più di tanto). Io uso e sperimento le piattaforme social, un po' per piacere personale, ma anche per ottimizzare la presenza del mio Comune nel mare del web. Mi affascina la geolocalizzazione, soprattutto i feedback delle localizzazioni che gli utenti lasciano su cosa si trova in zona. Ovviamente sono cose estremamente soggettive e, come in tutte le cose, vanno vagliate e ponderate personalmente, senza disdegnare l'esperienza altrui. Una cosa che fa ridere e riflettere è l'atteggiamento di molti che invece di usarle le subiscono. Avete notato che l'aspetto partecipativo è un po' perentorio, tipo facci sapere il tuo stato, oppure fai il check-in. Molti percepiscono queste situazioni come un obbligo. Almeno una volta al giorno scrivere cosa si fa o dove si è diventa un religioso appuntamento. Ma, bisogna pesare gli strumenti. Già, perché questi sono strumenti, da usare e criticare, senza sottomissione. Solo in questo modo potremo apprezzare appieno le potenzialità dei social network e, soprattutto, permettere che la loro crescita sia davvero dettata da una partecipazione... partecipata. Altrimenti, se il vostro navigatore vi intima di fare inversione in autostrada, rispettate l'ordine :-)

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