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      Montesilvano, il rompicapo dei nuovi sensi unici e l’ira dei residenti

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      Sul pasticcio dei nuovi sensi unici a Montesilvano, riceviamo una dettagliata segnalazione di alcuni cittadini che stanno costituendo un’associazione per far valere le loro istanze

      Sono entrati in vigore, da fine novembre, i nuovi sensi unici in via Emilia, via Lazio e via Chieti (direzione di marcia nord-sud) e in parte delle traverse, le vie che collegano la viabilità di quartiere con il mare, con la riviera. Di conseguenza i commercianti e gli abitanti dei quartieri di Villa Canonico e di Villa Verrocchio si sono ritrovati davanti ad un vero e proprio rompicapo in tema di viabilità.
      Infatti, con la nuova disciplina posta in essere dall’ordinanza dirigenziale, firmata dal dirigente di Polizia locale, la viabilità di due quartieri, consolidata nei decenni, è stata invece letteralmente stravolta. I risultati ottenuti, dopo pochi giorni, sono già tangibili (purtroppo), ovvero desertificazione delle attività commerciali presenti sulle vie in questione, intasamento della SS.16, la Nazionale Adriatica tanto per intenderci, e lo stesso dicasi, nelle ore di punta, della litoranea, soprattutto in direzione sud-nord con le conseguenti problematiche legate all’incremento del traffico su questi assi viari, ovvero aumento dello smog, delle emissioni nocive, delle maggiori spese da sostenere visto il maggior consumo di carburante.
      Ma la genesi di tutto ciò, a quando risale? Tutto questo nasce, già da metà ottobre 2021 quando appunto sulla stampa locale si iniziava a parlare di “sperimentazione”, sulle vie in questione, della durata di un mese al fine di riuscire ad ottenere lo snellimento del traffico cittadino. L’idea, poi evidentemente tramontata, prevedeva l’elaborazione di un piano del traffico da parte della Polizia municipale, al fine di creare una sorta di circolazione ad anello locale, che prevedesse, ad esempio, il senso unico in via Emilia in direzione nord-sud, su via Lazio, in direzione sud-nord, e invece su via Chieti, sempre secondo la lungimirante idea, in direzione nord-sud. Di lì a pochi giorni, sempre sulla stampa locale, si poteva leggere come la stragrande maggioranza dei commercianti e dei residenti, all’unisono fossero contrari a questa idea.

      Quindi alla luce della palese presa di posizione da parte di chi vive e lavora da decenni in quei quartieri, l’amministrazione comunale avrebbe dovuto capire che sarebbe stato un errore sperimentare i sensi unici su queste vie di quartiere, strade usate soprattutto per la viabilità locale e per evitare il traffico della Nazionale e della riviera. Per tutta risposta, dopo molti mesi (siamo all’8 giugno 2022), ecco che viene emanata la succitata ordinanza che invece istituisce i sensi unici in una sola direttrice di marcia (nord-sud appunto).

      E i cittadini e i commercianti che fanno questa volta non appena apprendono dell’emanazione di questa ordinanza? I cittadini, molto democraticamente, promuovono una raccolta di firme, ne raccolgono un centinaio (nella sola via Emilia) e la consegnano, protocollando la richiesta e l’allegato foglio firme, all’attenzione del sindaco di Montesilvano Ottavio De Martinis, a cui chiedono un incontro per “discutere e trovare soluzioni per non istruire il senso unico” su via Emilia. Il risultato di tutto questo? Nulla. Nessun incontro. Al contrario a Pescara, pochi giorni orsono, in merito alla viabilità locale di una sola via in cui i residenti hanno raccolto le firme, si sono mobilitati di conseguenza sia l’assessore al ramo che i dirigenti, per confrontarsi con i residenti e gli esercenti interessati al fine di trovare una soluzione comune. Bisogna pensare, quindi, che tra Pescara e Montesilvano ci siano delle differenze in merito al trattamento delle istanze presentate dai cittadini…

      E veniamo ai giorni nostri, quando a novembre scorso la ditta incaricata di predisporre la segnaletica ha completato il suo compito in vista dell’applicazione di quanto previsto nell’ordinanza emanata a giugno. Nel mentre, anche in questo caso, i cittadini e i commercianti hanno palesato sulla stampa locale il loro disappunto e contrarietà a cui però è seguita la ferma volontà dell’amministrazione di Montesilvano di tirare dritto, senza ascoltare le istanze chi vive e lavora in quei quartieri da decenni e di conseguenza ne conosce tutte le relative criticità. Per cui da fine novembre l’ordinanza ha avuto attuazione.

      E questo è quanto. A questo punto i commercianti e i residenti hanno deciso di riprendere ed estendere la raccolta delle firme contro i nuovi sensi unici su tutte le vie interessate dalla nuova disciplina dell’ordinanza dello scorso giugno. Altresì, si è appreso di un residente che ha presentato, come previsto dalla legge, richiesta di accesso agli atti per legittimo interesse al fine di avere copia dello studio di viabilità, come citato nell’ordinanza in questione e altresì richiesta di avere copia del PUT, ovvero il Piano Urbano del Traffico.
      E si, perché Montesilvano, secondo il dettato dell’art. 36 del Nuovo Codice della Strada, è “obbligata” ad avere un Piano Urbano del Traffico. Infatti, al comma 1, si dice che “ai comuni con popolazione residente superiore a trentamila abitanti è fatto obbligo dell’adozione del piano urbano del traffico”. A cosa serve il PUT? Lo dice il comma 4 dell’art. 36 in questione, ovvero “i piani di traffico sono finalizzati ad ottenere il miglioramento delle condizioni di circolazione e della sicurezza stradale, la riduzione degli inquinamenti acustico ed atmosferico”. E questo è uno “strumento” di pianificazione “adattabile” alle mutate esigenze, infatti il comma 5 dice che “il PUT viene aggiornato ogni due anni”. Ma chi può redigere il PUT? Il comma 8 dell’art. 36 dice chiaramente, che è istituito presso il MIT “l’albo degli esperti in materia di piani di traffico, formato mediante concorso biennale per titoli”. E il comma 9 spiega come, vista l’esistenza del’albo ministeriale degli esperti, “è fatto obbligo di conferire incarico della redazione dei piani di traffico, oltre che a tecnici specializzati appartenenti al proprio Ufficio tecnico del traffico, agli esperti specializzati inclusi nell’albo stesso”. Ma se un comune obbligato, come Montesilvano ad esempio, non adempie a quanto sopra previsto, cosa può accadere? Il comma 10 dell’art. 36 disciplina questa casistica, per cui i comuni “inadempienti sono invitati, su segnalazione del Prefetto e dal MIT a provvedere entro un termine assegnato, trascorso il quale il Ministero provvede alla esecuzione d’ufficio del piano e alla sua realizzazione”.

      Aspetto di estrema rilevanza di un PUT, il quale prevede ben tre “livelli” di progettazione, è che al primo “stadio” di progettazione è prevista una fase propedeutica di attività di “consultazione pubblica”, tramite il “piano di partecipazione”. Ovvero dopo uno studio tecnico sui flussi di traffico con una analisi preliminare dello stato della mobilità, si passa all’avvio dell’attività di consultazione pubblica. Quindi da uno schema di piano base, costruito con il supporto di interviste a testimoni privilegiati, mediante un successivo dialogo strutturato con i portatori d’interesse (in questo caso chi più dei commercianti e residenti dei quartieri di Villa Canonico e Villa Verrocchio sono a conoscenza delle “criticità” da risolvere sul tema della viabilità locale), poi validato in un consensus meeting con la giuria dei cittadini, con l’ausilio di una indagine demoscopica, prenderà corpo una seconda versione del Piano. Tutto questo determinerà poi una graduatoria di obiettivi utili da programmare e raggiungere.
      Questo ha fatto Pescara qualche anno fa, questo è obbligata a fare, per legge, anche Montesilvano.

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