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      Taser nelle Forze dell’Ordine: Confronto tra Italia, Europa e Stati Uniti e Rischi di Letalità

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      Il recente caso di cronaca che ha sconvolto la comunità pescarese, con la morte del giovane Riccardo Zappone, a seguito dell’utilizzo del Taser da parte delle forze dell’ordine nel tentativo di bloccare il ragazzo, impone alcuni interrogativi riguardo al dispositivo in questione.

      Si tratta, come è noto, di dispositivi elettronici di controllo che rilasciano scariche elettriche per neutralizzare temporaneamente un individuo, utilizzati dalle forze dell’ordine in molti paesi, tra cui Italia, Regno Unito, Francia, Spagna, Paesi Bassi, Polonia, Germania, Portogallo e altri. Il modello principalmente in uso è il Taser X2.

      Le caratteristiche del dispositivo consentono di sparare due “dardi” (piccoli aghi collegati a fili) fino a sette metri di distanza, erogando una scarica elettrica per circa cinque secondi.

      Ancorché siano considerati un’alternativa meno letale alle armi da fuoco, il loro impiego non è esente da rischi, inclusa la possibilità di causare morte o gravi lesioni come dimostra tragicamente quanto accaduto l’altro ieri a Pescara.

        Nel nostro Paese – in cui le Forze dell’Ordine devono seguire corsi specifici prima di poter utilizzare il Taser – questi dispositivi sono meno distribuiti e utilizzati con maggiore cautela rispetto agli Stati Uniti in cui, peraltro, alcuni modelli erogano scariche più lunghe e intense.

        Sebbene, come detto, i taser siano progettati per essere “non letali”, numerosi studi e casi documentati dimostrano che possono causare morte, specialmente in soggetti vulnerabili.

        Le cause vanno dall’arresto cardiaco (Fibrillazione ventricolare) alla sindrome da stress post-immobilizzazione: lo shock elettrico, unito a stress fisico e panico, può portare a collasso cardiocircolatorio. Inoltre non sono da escludere i traumi da caduta: la perdita di controllo muscolare può causare ferite mortali in caso di impatto con superfici dure.

        E’ stato inoltre accertato che persone con problemi cardiaci, sotto effetto di droghe o con patologie respiratorie sono più a rischio.

        Negli USA, secondo Amnesty International, tra il 2001 e il 2018, oltre 1.000 persone sono morte dopo essere state colpite da Taser.

        In Italia gli incidenti mortali sono rari, ma non assenti. L’ultimo caso noto è proprio quello del povero Riccardo Zappone.

        adc

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