Teramo-San Salvo una festa di colori: non solo Montepulciano e arrosticini

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La tappa va a Jonathan Milan

di Davide Pitocco

Alle ore 12:40 circa è partita la seconda tappa di questo Giro d’Italia 2023. Il gruppo è rimasto compatto almeno per i primi chilometri fino a quando un piccolo gruppo di avventurarsi ha intrapreso un tentativo di fuga sulle ali del sogno e della speranza. Il gruppo ha lasciato andare la fuga, rimanendo sornione, come un gigante che durante la pennichella pomeridiana scaccia le mosche che solleticano le vaste narici pelose.

Sono cinque uomini al comando con circa cinque minuti di vantaggio sul gruppo. Sono Paul Lapeira (AG2R Citroën), Thomas Champion (Cofidis), Mattia Bais (Eolo-Kometa), Stefano Gandin (Team Corratec) e Alessandro Verre (Arkéa-Samsic).

Mentre la maglia rosa Evenepoel rimane nella pancia del gruppo, in sordina, a godersi il sole e il tiepido vento che accarezza la costa direttamente dall’Adriatico selvaggio, verde come il manto delle colline che in esso si specchiano.

Durante il transito nel centro abitato di Giulianova il distacco dei fuggitivi scende a tre minuti, fino ad arrivare a 1’40’’ a causa del vento, non forte, ma di intensità maggiore rispetto alla prima breve frazione.

Il primo GPM viene aggiudicato da Lapeira che riesce ad avere la meglio sui compagni di fuga e così inizia la discesa verso il traguardo volante di Pescara.

Gandin invece ottiene i punti del traguardo volante che valgono per la maglia ciclamino. Dietro Bais, Lapeira e Champion. Nel gruppo mini volata a Gaviria. Il corridore italiano si aggiudica anche il traguardo di Chieti, dopo aver affrontato una salita al 6%.

Successivamente Lapeira si aggiudica anche il secondo GPM di Ripa Teatina, dopo aver affrontato in testa assieme a Gandin la salita. Il corridore francese si aggiudica così la maglia ciclamino della speciale classifica dei migliori scalatori. Intorno al km 50 le squadre dei velocisti iniziano l’inseguimento dei fuggitivi. Le ruote veloci si posizionano nella prima parte del gruppo, per evitare cadute, ma soprattutto per guidare l’inseguimento. Il vento è calato e vengono a crearsi le condizioni migliori per una volata sibilante come una freccia scoccata dall’arco di Robin Hood.

La fuga ha tentato disperatamente di resistere. I battistrada si sono resi protagonisti di una serie di scatti e controscatti. Ma lo sferragliare delle catene del gruppo viene trascinato fino alle loro orecchie. Come il naufrago che viene sbalzato ora di qua ora di là dalla forza della tempesta e le onde appaiono bisonti imbizzarriti che lo sommergono mentre prova a strappare secondi di aria e l’alma spiaggia si scorge all’orizzonte, ma l’ira di Poseidone non fa altro che respingerlo all’indietro, così i fuggitivi tentano di rianimare la speranza della vittoria, ma ormai le energie sono giunte al lumicino e la forza non è quella di inizio impresa. Perché il ciclismo vive di attimi eroici, di tanti Davide che sfidano i loro giganti, spesso però, troppo spesso anzi, il più forte ha la meglio e il cronista racconta solo una storia triste di vinti, ma a volte il ciclo si interrompe ed allora si può gioire per chi ha osato. Non è stato questo il giorno perché le squadre, come giudici impietosi, hanno deciso di dare la penna per scrivere l’ultima parola su questo gagliardo nuovo capitolo di Giro, ai velocisti, gli uomini che si addormentano pregando alla sera gli dei che il giorno seguente le loro biciclette possano tagliare il traguardo davanti a tutti gli altri, sfrecciando in volata a circa 70 km. Mentre i probabili vincitori del Giro si godono l’aroma degli arrosticini che i tifosi cucinano a migliaia dalle case e sul ciglio della strada, il gruppo procede spedito verso l’arrivo e le squadre si controllano a vicenda per evitare qualcuno esca dal plotone per giocare un brutto scherzo agli sprinter.

In questa prima volata si percepisce che l’ansia serpeggia tra le squadre. I corridori vogliono conoscersi, stabilire le gerarchie, in particolare negli ultimi 10 km il nervosismo era palpabile, denso come burro, forte come la potenza delle gambe dei ciclisti. Negli ultimi 6 km il gruppo è allungatissimo. Sono tutti preoccupati di una spaccatura, perché se non si dovesse avere vicino dei compagni le speranze di rientrare nelle prime posizioni sono veramente flebili.

Verso il quarto km una brutta caduta coinvolge due corridori, Dan Hule e Max Canter, entrambi cadono rovinosamente, ma si rialzano coscienti e vigili, a rassicurare tifosi e familiari.

IL treno della Movistar così salta perché Canter doveva essere l’ultimo uomo della loro squadra e il gruppo si è spaccato. Quello che tutti temevano si è avverato.

Dopo l’ultima curva i treni dei velocisti si preparano e sono tutti in attesa che le frecce vengano scoccate. La volata parte ai 200 mt e il gigante Jonathan Milan riesce a mettere la propria ruota davanti a tutti. Vince con quasi una bici di distacco, vince da campione, vince come solo i grandi sanno fare. Così la seconda tappa viene regolata da un azzurro specialista della velocità. Milan ha sprigionato potenza e freschezza. Questo gigante dalla faccia buona dopo il traguardo non riesce a trattenere le lacrime, perché il Giro è anche questo, un ragazzo che si commuove per aver vinto una tappa, per aver primeggiato laddove i suoi beniamini da fanciullo avevano vinto prima di lui. Il sogno si è realizzato!