Un domenica di ordinaria follia sulla Maiella

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Boom di presenze a Passolanciano ma con alcune attività ricettive completamente impreparate

Una scritta all’interno di uno dei ristoranti di Passolanciano

di Valerio De Carolis

Il problema è l’assenza di neve in montagna? La crisi climatica attanaglia gli operatori della filiera montana? L’aumento dei costi, dopo la pandemia, mette in ginocchio i proprietari delle attività? A queste domande, si potrebbe rispondere con un sì affermativo, gigante. Ma la capacità imprenditoriale, non la si può insegnare. In una bella domenica di metà gennaio, migliaia di persone hanno affollato Passolanciano e la Majelletta. Famiglie, gruppi vacanze, grandi compagnie di amici provenienti dall’Abruzzo e dalle regione limitrofe, hanno deciso di raggiungere la località sciistica sopra al comune di Lettomanoppello. La neve caduta nelle scorse ore, ha risvegliato l’istinto artico di sciatori incalliti o di appassionati della natura. Tra impianti di risalita funzionanti, trekking, ciaspolate è stata una domenica di grande successo. Ma, come in tutte le cose, c’è un risvolto negativo. L’esperienza che abbiamo vissuto, insieme ad altri quattro amici, ha del paradossale. Dopo un bel giro escursionistico, organizzato in maniera impeccabile dai ragazzi di Majellando, con il panorama mozzafiato della Majella che si affaccia sul mare Adriatico, abbiamo deciso di riprendere la macchina e scendere a Passolanciano per mangiare qualche prelibatezza abruzzese. Nella disperata ricerca di un piatto, dopo una mattinata di attività, su tre ristoranti raggiunti tutti hanno rimandato indietro clienti per diverse motivazioni. Sarebbe normale se ci fossimo presentati in orari improbabili, ma erano da poco scoccate le 14:15. Non faremo pubblicità negativa, citando il nome, ma le motivazioni date per non farci accomodare, hanno dell’assurdo. Una prima attività, dopo circa 20 minuti di fila, ci ha detto di non poter prendere ordinazioni perché la cucina era ingolfata, cosa che appariva tale già dal nostro ingresso ma i ristoratori continuavano a prendere gli ordini. Una seconda attività, alle 14:45 circa, ci ha rimandato indietro perché alle 15:00 avrebbe chiuso la cucina per preparare un imperdibile aperitivo che si sarebbe svolto delle 18:00. Mentre l’ultimo ristorante, nel quattordicesimo giorno del 2024, ha realizzato delle straordinarie grafiche su pregiatissime tovagliette color cartone con scritte rese possibili grazie a penne di altissimo lignaggio che riportavano la scritta “POS NON DISPONIBILE”. Il vademecum di come non fare attività ristorativa. Quotidianamente, sia attraverso gli organi di stampa e sia sui social, la cronaca è bombardata di appelli alla politica per sostegni alle attività e agevolazioni. Sacrosante richieste che, però, poi cozzano con la realtà. Un’esperienza amara che fa riflettere quanto ci sia ancora da lavorare per raggiungere una mentalità imprenditoriale che faccia svoltare, in positivo, l’Abruzzo. Per cui, da una parte il cambiamento climatico e altri fattori, davvero incidono sul lavoro di tanti operatori del settore, ma dall’altro lato c’è una vera e propria incapacità di mettersi al passo con i tempi. Si tenta sempre di dare la colpa alla politica, a prescindere da chi sia alla guida della macchina amministrativa, ma si fa poco per mettersi al passo con i tempi. L’Abruzzo è una regione meravigliosa, tante realtà stanno emergendo con offerte e idee innovative ma c’è ancora qualcuno con una mentalità troppo chiusa. Sicuramente vi starete chiedendo se e dove è stato possibile mangiare. Al netto di ristoranti gremiti in ogni ordine di posto, il primo ristoro di qualità lo abbiamo trovato a Scafa, dal simpatico e accogliente “Santino” che alle 15:20 ci ha fatto accomodare. Cibo di qualità e sorrisi. Un vero abruzzese e un imprenditore capace. Non è difficile, vero?

Il locale “Da Santino” a Scafa (Pe)