Nel segno di Pantani Rodriguez alza le braccia al cielo di Morzine

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di Davide Pitocco

Per la quattordicesima tappa si va da Annemasse-Morzine per un totale di 152 chilometri. Il Morzine è una montagna tragicamente nota per gli appassionati italiani delle due ruote: il 18 luglio del 2000 Marco Pantani tentò l’impresa per lasciare un grosso scossone ad un tour che Armstrong stava dominando dalle Alpi ai Pirenei. Il campione americano, come confermerà Bruyneel che lo segue dall’ammiraglia, vuole vincere quella tappa. Lo comunica ai suoi, che a loro volta cominciano a far girare la voce in gruppo. Al Pirata questa cosa non va proprio giù, soprattutto dopo che il giorno precedente aveva rifilato quasi due minuti di distacco al texano. Pantani era nato per volare, allora ad un certo punto quando mancano circa 80 chilometri all’arrivo e la strada inizia a salire, lui, il Marco nazionale spinge sui pedali fino a sfondarli e se ne va a riprendere i due fuggitivi di giornata. Ullrich e Virenque tentennano e non sono in grado di stare dietro al romagnolo. Armstrong mette la squadra alla frusta per cercare di andare a riprendere l’illustre fuggitivo. Addirittura in Italia viene anticipato il collegamento e i cronisti aprono i telegiornali dell’ora di punta. Il palinsesto Rai cambia radicalmente per dare visibilità alla probabile leggenda. L’impresa del Pirata sa di quelle degli altri tempi, quando il colore era in bianco e nero e le radioline con le loro dirette trasmettevano le emozioni di un ciclismo che era in grado di unire una nazione intera. Quelle pedalate sapevano di leggenda, ma alla fine purtroppo è stata una disfatta, forse perché non coadiuvato da efficienti compagni di fuga. Ma se arrivi ultimo, devi arrivarci per un’impresa tentata e andata male, non per le troppe borracce prese e distribuite quando il traguardo è solo un miraggio. In fondo alla discesa, a Cluses, la più grande azione mai concepita e tentata da Pantani viene definitivamente annullata: mancano quarantasette chilometri all’arrivo. Purtroppo dopo quella tappa il campione di ritirerà dal Tour. Gli organizzatori si segneranno al dito quel gesto, non invitandolo più nelle successive edizioni, perché il Tour è una corsa ad inviti. Uno sfregio inconcepibile verso una delle leggende più grandi che il ciclismo mondiale abbia sfornato, uno dei pochi ad aver vinto Giro e Tour nello stesso anno, azione da leggenda, che accomuna il nome di Pantani a quello di Coppi e Merckx.

Alla fine i tanti attacchi del Pirata sono comunque serviti perché il texano si inceppa: suda copiosamente, ciondola, muove le spalle nella speranza che gli diano quello che non riescono a dargli le gambe. Lo sforzo, fisico e mentale, profuso per tenere a vista l’imboscata di Pantani, presenta il conto e i suoi diretti avversari potranno rosicchiare diversi secondi alla maglia gialla, ma soprattutto ci ha presentato un campione che non era più tanto marziano, ma molto umano e per scoperchiare la pentola magica è servito un folletto pelato che danzava sui pedali leggero come una farfalla, ma potente come una Ferrari. I suoi scatti erano secchi, netti, decisi, la quintessenza del coraggio e della forza, di un ciclismo fatto di passione ed istinto, il ciclismo che piace di più.

Intanto la tappa odierna parte e subito una mega caduta che coinvolge quasi tre quarti dei corridori costringe gli organizzatori a neutralizzare la gara al quinto chilometro. Pedrero è costretto al ritiro, viene portato in barella, ma è fortunatamente cosciente, accusa solo dolore alla gamba. Anche Louis Meintjes non sembra in grado di proseguire, dolorante a un braccio, addirittura c’è il sospetto che la clavicola sia rotta, quindi il ritiro è d’uopo. Era 13° in classifica generale. La corsa è ferma perché sono ancora molti i corridori che stanno ricorrendo alle cure mediche. Alla fine la corsa riparte alle 13:57 con due chilometri di neutralizzazione. Se il buongiorno si vede dal mattino chissà quali sorprese ci attendono i GPM di questa tappa. Chissà se la caduta non abbia inciso sui morale degli atleti e pedalino con la paura nelle gambe.

O’Connor prova ad allungare prima del GPM, ma viene ripreso. Il coraggio quindi non è venuto meno, così come la voglia di primeggiare. Si susseguono scatti e controscatti immediatamente ricuciti dal gruppo.

Un gruppo di cinque corridori forse ha beccato la fuga giusta: Martinez che è passato per primo sul GPM, Alaphilippe, Neilands e Lutsenko. Purtroppo è arrivata la notizia del ritiro di Chaves.

Anche questa fuga viene ripresa, semplicemente perché l’attacco doveva venire dall’abruzzese Ciccone, che colle dopo colle va alla conquista dei GPM in chiave maglia a pois. Con lui c’è un gruppo di venti corridori, che lentamente purtroppo si assottiglia. Dietro il treno giallonero comincia a scandire un ritmo indiavolato. Pogacar rimane sempre a ruota del rivale. Il gruppo maglia gialla viaggia con nove minuti di ritardo quando mancano 47 chilometri. Quando mancano 27 km, prima del Morzine i 16 fuggitivi hanno ancora 11’ di vantaggio e quasi sicuramente dagli uomini in fuga uscirà il vincitore di tappa. A nove km dal GPM Van Aert si è posto alla testa del gruppo e sta dando il tutto per tutto per portare in cima il suo capitano, un vero extraterrestre, sta correndo un tour da paura. Ai 5 dal GPM Yates, Pogacar e Vingegaard se ne vanno da tutti gli altri. Il danese è solo, perché Kuss non ha potuto reggere il ritmo della UAE.

LO sloveno allora parte e il danese non riesce a leggere, l’allungo è stato fenomenale. La maglia gialla lentamente però riesce a recuperare. Sembra di vedere di nuova la Parigi Nizza, quando il danese riuscì a recuperare lo scatto di Pogacar, ma alla fine collassò letteralmente. Sul traguardo del GPM Vingegaard parte e conquista l’abbuono. La maglia bianca con rabbia scatta di nuovo e prova ad andarsene in solitaria. Intanto tutti i fuggitivi sono stati ripresi. Assieme ai migliori c’è Rodriguez. Si pensava che gli attaccanti di giornata potessero farcela, ma questo è il ciclismo, dolcemente implacabile nei suoi verdetti. Mentre i due rivali si studiano, Rodriguez si avvia verso il successo continuando a spingere a fondo sui pedali. Pogacar invece va a conquistarsi la seconda piazza. Con dieci secondi di vantaggio Vingegaard è ancora maglia gialla. Domani il Courchevel, arrivo in salita, dove Pantani ci regalò l’ultima vittoria in carriera.