PESCARA – Per la prima volta dopo decenni, la marineria pescarese non parteciperà alla processione di Sant’Andrea, patrono dei pescatori e simbolo profondo di una città storicamente legata al mare, ma che oggi sembra aver perso la rotta.
L’assenza è il riflesso di un malessere profondo, che attraversa una categoria sempre meno ascoltata e che lamenta promesse disattese, interventi mancati e un disinteresse crescente per il destino del porto. A denunciarlo è l’associazione Insieme Per Pescara, che parla senza mezzi termini di “anni e danni di promesse”, e di un porto che resta nei piani ma non nelle azioni.
Porto e identità: il bivio che non si affronta
“Pescara è una città sul mare, ma non più di mare,” afferma l’associazione. “Porto sì o no? Città di mare o città col mare? È tempo di uscire dalle simulazioni grafiche e dagli slogan, e dire chiaramente cosa si vuole fare di questa infrastruttura.”
Il riferimento è anche alla manutenzione trascurata, ai lavori di dragaggio della Darsena mai affrontati in modo strutturale, e a un evergreen elettorale che avrebbe vinto molte campagne ma non ha prodotto cambiamenti tangibili. Nemmeno la triplice alleanza tra Comune, Regione e Stato dello stesso colore politico è riuscita, secondo Insieme Per Pescara, a “andare oltre le chiacchiere”.
Una proposta: rappresentanza diretta per la marineria
L’appello dell’associazione è chiaro: la marineria deve svincolarsi dalle logiche di partito e ideologiche, ed eleggere propri rappresentanti, persone di fiducia autentica, capaci di tutelare davvero gli interessi del comparto storico. Un settore che ha contribuito all’identità cittadina ma oggi si sente sbiadito e marginalizzato.
“Sant’Andrea resta solo. E questo non è solo un segnale religioso, ma culturale e sociale,” si legge nella nota. “Serve un progetto vero. Serve un porto che sia infrastruttura e idea. Serve dignità per chi ha costruito la Pescara del mare.”
La processione si farà, ma senza barche e pescatori, in una Pescara che guarda il mare ma non lo abbraccia.
