Cittadella della Cultura: un traguardo atteso, tra soddisfazione e necessarie precisazioni

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L’avvio dei lavori della Cittadella della Cultura, previsto per gennaio, rappresenta un traguardo atteso da tutta la comunità teramana. Dopo anni di rinvii, definanziamenti e polemiche, il recupero dell’ex manicomio di Porta Melatina sembra finalmente prendere forma, riportando l’Università entro le mura urbane e restituendo alla città uno spazio di grande valore.

La presentazione ufficiale dell’assegnazione dei lavori ha visto la partecipazione delle istituzioni coinvolte: il Direttore Generale della Asl di Teramo, ex proprietaria del compendio, e il Presidente della Regione Abruzzo, ente titolare dell’intervento. Non è mancata la presenza del centrodestra teramano in Regione, che ha rivendicato l’attenzione oggi dedicata alla città. Tuttavia, va ricordato che con l’attuale governo regionale si è passati dai 35 milioni di euro stanziati nel 2016 dal centrosinistra ai soli 20 milioni oggi disponibili: una riduzione di 15 milioni che rende l’intervento significativo ma parziale.

Il percorso della Cittadella è stato lungo e accidentato: dal Masterplan originario, alle revoche di fondi legate alla pandemia, fino ai cambi di guida dell’ateneo con tre Rettori succedutisi negli anni. In questo contesto, l’impegno dell’attuale Magnifico Rettore, con capacità relazionali e decisionali, è stato determinante nel superare la storica diffidenza del governo regionale verso Teramo.

L’entusiasmo mostrato dal Presidente Marsilio, oggi distante dalle dichiarazioni più dure della campagna elettorale, è stato accolto positivamente. Ma resta necessario sottolineare che i fondi disponibili coprono solo una parte delle risorse originariamente previste, incidendo sulla portata e sui tempi complessivi del progetto.

La soddisfazione per un traguardo tanto atteso ha forse portato a un eccesso di accondiscendenza verso gli ospiti istituzionali, protagonisti delle traversie finanziarie che hanno rallentato il progetto. Anche le dichiarazioni del Rettore sulla “nuova visione della città”, pur animate da slancio propositivo, rischiano di non riflettere appieno la realtà di una collaborazione che da sempre vede Comune e Università lavorare insieme, soprattutto in occasioni così politicamente presidiate.