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      FLO 2024: Haim Baharier, Andrea Tagliapietra e la prima passeggiata filosofica

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      L’etica del desiderio secondo Haim Baharier e Il desiderio allo specchio per Andrea Tagliapietra sono gli incipit dei prossimi appuntamenti del festival Filosofi lungo l’Oglio

      Il Festival Filosofi lungo l’Oglio continua il suo cammino legato al tema Desiderare con nuovi appuntamenti disseminati in alcuni dei più suggestivi borghi della provincia bresciana. Le prossime due lectio magistralis, ad ingresso libero con prenotazione suggerita, avranno inizio alle ore 21:00

      Lunedì 10 giugno il grande talmudista e psicoanalista di origine ebraica Haim Baharier sarà ospite di Roncadelle dove, nel parco del Cono Ottico, disserterà su «L’ETICA DEL DESIDERIO. Quanto desiderio, quanta pulsione?» per argomentare su quanto i desideri siano simili alle parole nel diventare fonte di litigio e violenza, nella misura in cui dentro ognuno di noi il desiderio è latente e solo in attesa di essere suscitato. La differenza tra desiderio e pulsione, secondo il grande filosofo, è abissale, benché troppo spesso non la si riesca a distinguere, e può essere paragonata al frutto proibito dell’albero del bene e male, in cui desiderio e pulsione si confondono, senza ancora riuscire a comprendere quale e quanta maturità sono necessari per gustare proprio quel frutto.

      Successivamente, giovedì 13 giugno, nel cortile di Palazzo Martinengo a Collebeato (BS), Andrea Tagliapietra parlerà del «desiderio allo specchio. Il desiderare di desiderare» per comprendere cosa rimane del desiderio al di là dei discorsi che ovunque e in modi diversi ne compongono la trama. «Non è forse il desiderio – afferma il filosofo – il simbolo per eccellenza, l’atto discorsivo che configura e concatena i comportamenti umani e gli eventi, il testo, il gioco di segni che collega, nella forma complessa di un racconto, il desiderante con il desiderato? Ma dell’altro, in realtà, cosa si vuole veramente? Forse nel desiderio allo specchio, non si vuole soltanto ciò che l’altro vuole e infine il suo stesso volere, ma si vuole essere quel che l’altro vuole, ossia si desidera non solo di essere il desiderante, ma di essere anche e finalmente desiderato. Ecco che se il desiderare può essere voluto, se il suo gesto può farsi violenza per prendere, afferrare e conquistare, l’esser desiderati espone alla volontà e all’arbitrio dell’altro, alla necessità del riconoscimento. Ma anche al segreto, alla forza del pudore che si mantiene nell’ombra, non rivelando il proprio desiderio, ma neanche negandolo, e, quindi, sospendendo in qualche modo il desiderio dell’altro al silenzio del proprio. Nella sua semplicità, il disio, l’altra parola del desiderio che ci offre la ricchezza della lingua italiana, direttamente dalle pagine della Commedia dantesca (Inf. V,82), ci descrive non un fare, ma un non fare, non un agire, ma uno stare. Il desiderio qui inteso non si muove, ma sta fermo: non è né smania di possesso, né determinata focalizzazione verso un oggetto. Nella calda pienezza del meriggio mediterraneo, con il sole allo zenith, è questa l’ora del desiderio panico, che, come il cane disteso nella veranda, si appaga, vita nella vita, della magnifica e metamorfica esuberanza del tutto. Il desiderio diventa allora quel flusso che tiene uniti i viventi e che unifica i diversi piani del reale quali il corpo, la società, la natura, il pensiero e il mondo. Ecco la necessità di intendere l’essere umano non tanto come il re e il padrone della creazione, successore secolare del Creatore divino, ma come colui che si deve prendere cura delle macchine desideranti dell’universo. A cominciare dalla sua.»

      Sabato 15 giugno avrà invece inizio il ciclo di passeggiate filosofiche “La maieutica delle cose”, un progetto attraverso il quale si intende promuovere il sentimento di riappropriazione della propria sensorialità, il valore “sacrale” dei luoghi e delle cose se è vero, come sostiene Byung-Chul Han che oggi vale la regola del phono sapiens dove il touch screen elimina la negatività dell’indisponibile, generalizza l’impulso aptico riducendo all’indice che impazza sul cellulare. Si tratta di un vero e proprio “trekking” del pensiero, un viaggio all’insegna di una maieutica delle cose – come se fossero loro a parlarci mettendoci in una condizione di ascolto e di religioso silenzio – incamminandoci alla scoperta del fiume Oglio.

      Il primo appuntamento è, in due differenti turni (alle 10:00 e alle 16:00) lungo un suggestivo itinerario a piedi dal Castello di Villagana (BS) fino ai Morti di San Peder, in compagnia delle guardie del Parco Oglio e dell’ornitologo Mario Caffi alla scoperta della flora e della fauna locali, in un museo a cielo aperto che si aprirà su scorci di natura incontaminata e di rara bellezza. La meta finale sarò la cornice di una lettura poetica del paesologo Franco Arminio di brani della sua recente pubblicazione «Cedi la strada agli alberi». Per la passeggiata è richiesto un contributo di € 15,00 con prenotazione effettuabile sul sito ufficiale www.filosofilungologlio.it

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