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      Francavilla, al MuMi la nuova performance di Anna Seccia

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      Promossa dall’associazione Kairos con Pina Rosato e dagli Stati Generali delle Donne, domenica 24 marzo ore 17,30 al Museo Michetti di Francavilla al mare, si terrà la nuova performance artistica con Anna Seccia “Quando la tua impronta diventa arte”.

      Ecco come Andrea Baffoni, critico e storico dell’arte, descrive l’opera performativa dell’artista abruzzese:

      “Donne e uomini attraversano la tela di Anna Seccia lasciando tracce del loro percorso. Per la festa della donna tutto l’anno, l’artista propone la performance della Stanza del colore: Tracce partecipate di uomini e di donne al fine di stimolare un sentimento di condivisione e partecipazione.

      Da sempre attenta all’arte relazionale, con quest’opera performativa Anna Seccia abbraccia idealmente il pubblico lasciandolo interagire con il proprio lavoro, evidenziando due atti simbolici: il calpestare e l’abbracciare. Due gesti diametralmente opposti e stridenti che l’artista, forte della sua sensibilità di donna, riesce a mettere insieme in un unico organico momento creativo.

      Così il calpestare diviene atto delicato. Non si tratta di schiacciare qualcosa o qualcuno, piuttosto lasciare la propria impronta. La traccia del proprio passaggio. Ecco allora che l’azione del pubblico assume i caratteri del viaggio, un viaggio emotivo di anime direzionate verso la pacifica convivenza. L’impronta lasciata sulla tela è un’impronta di colore, un transfer di vitalità che alla fine determina la nascita di un dipinto spontaneo. A propria insaputa, il pubblico diviene artista, partecipando all’azione e divenendone “complice”. Ma si tratta, pur sempre, della complicità artistica, qualcosa cioè di intimo e riservato. Qualcosa che viene dal profondo di sé per irradiarsi verso l’esterno.

      Il calpestio, in questo senso, diventa traccia. Si staglia sulla tela seguendo un percorso indicato dall’artista stessa, come l’impronta di una sindone, richiamando la sacralità del passaggio, ovvero di un attraversamento che traghetti la materia sensibile verso la dimensione astratto-ideale. Un atto pur sempre umile, poiché definito dalla capacità dell’artista di abdicare alla propria unicità. È pertanto sul principio di questa umiltà che si rivela il senso dell’abbraccio. Il secondo atto simbolico. Un gesto che si manifesta attraverso una doppia direzione, muovendo dall’artista al pubblico e viceversa. L’artista, con la sua idea, predispone il palcoscenico dell’azione, mentre il pubblico, che a sua volta lo attraversa, ne diviene complice. L’artista e il pubblico si abbracciano, divengono un tutt’uno, producendo infine l’opera d’arte, che è unica, irripetibile, e frutto di uno spontaneo atto d’amore verso la vita.

      In questo moto di scambi reciproci emerge il tema della donna, il cui passaggio, nell’opera di Seccia non è disgiunto da quello dell’uomo. Il messaggio che ne deriva è forse il più scontato che possiamo trarne, cioè che oggi la questione della violenza sulle donne interroga prima di tutto proprio il suo opposto. Gli uomini e la loro responsabilità. Ma, al di là della cronaca, ciò che nell’opera di Anna Seccia appare più importante è il senso dell’uguaglianza.

      Al termine della performance la tela che rimane è come l’immagine cristallizzata di un passaggio in cui le disparità sono azzerate. Le tracce impresse non distinguono l’identità di genere, sono solamente il segno di una condivisione. E il colore è la loro anima.

      Su quest’anima, espressa liberamente dalla pittura, s’inserisce il desiderio dell’artista di consegnare un pensiero a chi ha preso parte all’azione. Un bigliettino, in uscita dalla “stanza”, che il partecipante riceve. Un gesto dettato dal desiderio dell’artista di manifestare, attraverso la parola, un sentimento di partecipazione.

      Ecco allora che, in questo caso, la festa della donna assume un valore tutto suo: l’unione di generi, un comune percorso di condivisione dove nemmeno le disparità etniche possono emergere. Dove è solo la bellezza ad affiorare e dove ogni traccia di violenza è spazzata via dalla forza del colore, che sgorga dal profondo del desiderio dell’artista di esprimere con esso lo splendore della vita.”

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