Mariano Moroni, luce e voce al Premio Vasto

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Un altro successo per l’artista abruzzese che vanta un curriculum di grande respiro internazionale

E’ Mariano Moroni uno degli artisti di punta della 55ma edizione del Premio Vasto d’arte contemporanea, ispirato al tema della luce. Il prestigioso appuntamento artistico da più di mezzo secolo promosso dalla città aragonese quest’anno s’intitola: Forme di luce. Artisti abruzzesi demiurghi tra materia e colori. Inaugurata lo scorso 28 settembre sarà visitabile fino al prossimo 11 dicembre. La mostra, a cura di Paola Di Felice, nelle eleganti sale di Palazzo d’Avalos ospita dodici artisti quali Gigino Falconi, Luca Farina, Giuseppe Fiducia, Valentino Giampaoli, Silvio Mastrodascio, Guido Montauti, Mariano Moroni, Vito Pancella, Massimiliano Perazzetti, Lucia Ruggieri, Rena Saluppo e Gianni Tarli. Ma l’attenzione principale, si diceva, è concentrata sull’opera di Mariano Moroni. ” Le opere di Mariano Moroni“, scrive la curatrice Paola di Felice, ” tendono a sviluppare capacità di riflessione, confronto, analisi, azione. Egli non cerca le innovazioni tecnologiche più avanzate; ciò che gli interessa è la capacità di ottenere, con il minimo dei materiali, il massimo degli effetti.

Una lama riflettente, una corda, una luce… Basta poco per creare la magia e l’artista si trasforma, da demiurgo che crea opere fisse destinate a resistere all’arbitrio del tempo, in artista che scardina i vincoli del presente, attraverso la duttilità e la fluidità della tavolozza cromatica. Perché il rapporto con la luce è strutturante nel lavoro di Moroni. Non si tratta di una luce che giunge a illuminare un oggetto“, aggiunge la Di Felice, “ma di una luce che si fa soggetto della propria azione illuminante. È come se la luce cercasse di mostrare se stessa. O come se l’artista cercasse di mostrare all’osservatore quanto sia manipolabile, trasformabile ciò che rende visibili le cose, ovvero la luce. Perché la luce, in origine, è solo un mezzo per dare forma alle sue opere in continua evoluzione, sicché il frutto del suo lavoro è un gioco costante e imprevedibile di luci e ombre.

A poco a poco l’artista pare comprimere le singole immagini, spremendone la luce interna a mo’ di indizio sottile perché essa nei suoi dipinti si offra come elemento determinante. Un elemento che li struttura, che li ritma, che ne smaterializza il soggetto. In questo modo l’artista aspira a realizzare, attraverso il mezzo pittorico, le condizioni di un vero e proprio ambiente cromatico e luminoso in cui lo spettatore è invitato a immergersi. Perciò egli quasi lo obbliga a sperimentare le caratteristiche spaziali del luogo che ospita le sue opere ma, soprattutto, ad osservare la luce da una nuova prospettiva e, mentre osserva il mondo lontano timori e preclusioni, evidenzia la materialità dei suoi soggetti senza mai trasformarli in senso iperrealista o espressionista.

È il tempo fuori del tempo“, conclude la Di Felice,” perché la sua maniera appartiene a una memoria di forme e di colori che sta alla base dei pensieri e si attiva alla concreta evanescenza del raggio di luce“.

MARIANO MORONI

Pittore, architetto e designer, si distingue per le sue ricerche multidisciplinari legate alla rappresentazione della quotidianità attraverso gli oggetti della produzione industriale, integrando la pittura e la scultura con l’industrial design e l’architettura.

Prima di laurearsi in architettura si diploma al liceo artistico Misticoni di Pescara nel 1972.

Al centro della sua pratica artistica, in modo diretto o indiretto, c’è l’osservazione dell’attività umana, tra memoria e immaginari collettivi, tra rituali dell’agire consumistico e vissuto intimo.

Oltre che in Italia ha esposto in Austria, Cina, Francia, Germania, Giappone, Lussemburgo, Portogallo, Spagna, Ungheria, Stati Uniti.

Nel 2002 viene selezionato nell’ambito del concorso “Ho un’idea addosso” dal Museo Peggy Guggenheim Collection di Venezia.

Le sue opere sono state esposte al PAC (Padiglione di arte contemporanea) “Nuovi pittori della realtà” (Milano 2007), al J.K.J. Center di New York (2008), al Palazzo della Triennale di Milano (2009), al Museo dell’Ara Pacis di Roma “Il palazzo della Farnesina e le sue collezioni” (2011), all’Accademia delle Belle Arti di Brera “Material Immaterial” (2017) a Milano e Padiglione Italia alla 54° Biennale di Venezia.

Destinatario di premi nazionali e internazionali da molti anni collabora con note aziende italiane creando installazioni e complementi d’arredo.

Le sue creazioni di design, oltre che nelle maggiori sedi italiane, sono state esposte a Parigi, Francoforte, Londra, Osaka, New York.