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      Stalli per biciclette, a Pescara segnali positivi ma serve più coraggio

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      di Giancarlo Odoardi (*)
      A Pescara si cominciano a vedere interessanti segnali positivi in tema di infrastrutture per la mobilità ciclistica. Un esempio concreto sono i nuovi stalli per biciclette installati in vari punti della città: nei pressi dell’università, in piazza della Marina, davanti il CUP dell’ospedale, in zona Madonnina e altri. Si tratta di rastrelliere “Modello Verona”, prodotte da una ditta specializzata (come evidenzia la targa applicata sulle strutture).

      Una scelta efficiente: 10 bici in un posto auto – Si tratta di portabiciclette modulabili: il modello adottato a Pescara ospita 8 biciclette, distribuite su due moduli da 4 posti, ciascuno largo circa 2 metri. Ma esistono versioni, visti a Milano e a Verona, da 2,5 metri e in grado di offrire fino a 10 posti bici su una superficie pari a quella occupata da un solo parcheggio auto. La proporzione è illuminante: al posto di un’automobile, che di norma trasporta una o due persone, possono trovare posto 10 persone in bicicletta. Una semplice sostituzione che porta a un uso molto più efficiente dello spazio pubblico.

      Le criticità: biciclette legate a pali e alberi – In città sono ancora molte le immagini di biciclette legate a pali della luce, segnali stradali o alberi, a causa della scarsità di stalli dedicati. Questo non solo compromette il decoro urbano, ma rende la sosta delle biciclette più vulnerabile a furti o danneggiamenti. Le rastrelliere modello Verona, con la loro protesi di sicurezza che consente l’aggancio del telaio, rappresentano una soluzione preziosa anche sul piano della protezione del mezzo.

      Incoerenze urbane: bici del bike sharing sulla pensilina – Tuttavia una politica più accorta di attenta a tema degli stalli per bici, come anche e sicuramente una maggiore responsabilità dell’utenza, potrebbero evitare cortocircuiti evidenti, come nel caso di biciclette del servizio di bike sharing parcheggiate sulla pensilina di una fermata dell’autobus in Via Marconi, occupando lo spazio riservato ai pedoni in attesa del trasporto pubblico. Si tratta di una sovrapposizione tra due modalità di mobilità sostenibile che finisce per danneggiare l’utente finale e compromettere l’accessibilità ai due sistemi.

      La proposta: trasformare posti auto in stalli bici – Per rendere efficace la transizione verso una mobilità più attiva e sostenibile, è necessario un cambio di paradigma. Le nuove rastrelliere sono un buon inizio, ma il passo successivo — e decisivo — dovrebbe essere la loro installazione al posto dei parcheggi auto, in modo da restituire lo spazio urbano alle persone. Ogni posto auto trasformato in stallo per bici può ospitare fino a 10 biciclette: se anche solo una di quelle persone sceglie la bici al posto dell’auto, si libera un ulteriore parcheggio, potenzialmente trasformabile in spazio per altre nove biciclette. Si innesca così una progressione geometrica di liberazione dello spazio urbano, una sorta di reazione a catena che moltiplica i vantaggi dell’uso della bici, traslandoli direttamente su un piano prettamente urbanistico.

      Questa potrebbe essere una strategia vincente: ridurre lo spazio destinato alle automobili per favorire la diffusione della mobilità ciclistica. Non si tratta solo di sostenibilità ambientale, ma anche di equità nell’uso del suolo urbano e di qualità della vita per tutti.

      (*) Esperto promotore mobilità ciclistica, Referente OSMOCI – Osservatorio Mobilità Ciclistica

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