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    Caos Superbonus 110 per cento. Il consulente del credito Galletti (We-Unit): “Consiglio alle imprese edili di istruire la pratica di cessione del credito prima di avviare i lavori altrimenti rischiano”

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    L’innata predisposizione degli italiani nel rendere complicate le cose semplici e impossibili le cose complicate è stata esaltata, nell’ultimo anno, dai bonus edilizi. Una storia che non avrà il lieto fine per tutti. Lo ha avuto di certo per gli imbroglioni, ai quali nessuno può insegnare il mestiere e, infatti, sono sempre un passo avanti. Ben difficilmente ci sarà un finale positivo per quegli imprenditori, parecchi, lanciatisi con entusiasmo verso business troppo grandi per le loro possibilità finanziarie e che ora hanno debiti certi e crediti fiscali difficili da riscuotere. Dimitri Galletti, pescarese, consulente del credito della We-Unit, affronta quotidianamente queste problematiche e, contattato dal pomeriggio.it, fa subito una precisazione. “Le banche sono sature e le imprese edili che hanno preso troppi lavori, in proporzione alle loro possibilità finanziarie, rischiano di brutto. E con loro chi ha commissionato i lavori. Molti imprenditori, qualcuno più avventuriero che imprenditore, hanno pensato di poter fare milioni e milioni senza reali investimenti e senza avere una struttura economica adeguata, quindi semplicemente danzando nello spazio creato dalla cessione del credito. Le aziende in equilibrio, secondo me la maggioranza, invece, faranno un po’ di fatica, ma andranno avanti”.

    Facciamo un esempio concreto.

    “Nel caso del Superbonus 110 per cento, l’impresa edile stipula un contratto di sconto in fattura, per cui il committente, quindi il proprietario dell’immobile (singolo o condominio), non paga nulla a fronte della cessione all’impresa del relativo credito fiscale. L’impresa, a quel punto, ha la necessità di monetizzare quel credito, cedendolo a sua volta a un istituto bancario o assicurativo o società privata, che lo acquista pagando un importo al netto del proprio guadagno. Più precisamente, allo stato attuale, il mercato prevede il pagamento di importo che si aggira sull’80-85 per cento del credito venduto dall’impresa”.

    Ma Lei, da conoscitore del mercato, cosa consiglierebbe a un’impresa edile?

    “Consiglierei di istruire una pratica di richiesta di cessione di credito prima di iniziare il lavoro, al fine di garantirsi la certezza della copertura finanziaria. Sarebbe un atto di tutela anche nei confronti del committente. E questo è proprio il lavoro che io svolgo”.

    All’inizio di agosto c’è stato un provvedimento del Senato, votato con una larga maggioranza, che promette di sbloccare buona parte dei crediti ora, di fatto, congelati.

    “Le banche, con il Decreto Aiuti, potranno cedere alle Partite Iva tutti i crediti, senza dover verificare che la comunicazione della prima cessione o dello sconto in fattura sia avvenuta dopo il 1° maggio 2022. Questa norma cercherà di sbloccare il mercato della cessione dei crediti”.

    Sarà sufficiente per raddrizzare la situazione?

    “Lo sblocco retroattivo rappresenta una delle misure chieste dagli operatori per rimettere in moto il mercato dei crediti fiscali corrispondenti ai bonus edilizi. Si sta ragionando su altri possibili provvedimenti. Ad esempio, la trasformazione degli intermediari finanziari controllati dallo Stato italiano, come Cassa depositi e prestiti e Mediocredito, in compratori di ultima istanza del credito fiscale. Secondo alcune voci, si potrebbe eliminare la responsabilità solidale e le banche potrebbero adottare regole comuni per il trattamento delle imprese cedenti. Dopo le elezioni di settembre, fatto il nuovo Governo, ne sapremo di più”.

    Non sarebbe male se le imprese potessero utilizzare l’anno prossimo i crediti che non sono riuscite a usare quest’anno.

    “E’ una soluzione auspicabile anche in nome del buon senso. Bisogna evitare che in un settore strategicamente importante per l’economia nazionale qual è l’edilizia, si creino degli squarci con conseguenze negative facili da immaginare”.

    In conclusione, per tutte quelle imprese con i cantieri aperti e i crediti già maturati nei cassetti fiscali cosa si può fare?

    “Preso atto che banche, compagnie di assicurazione e società private entrano ed escono dal mercato con molta frequenza e senza preavviso, il segreto di un buon consulente sta nell’attività di monitoraggio quotidiano degli andamenti di mercato. Bisogna analizzare, nello specifico, la singola esigenza dell’imprenditore, in modo da guidarlo verso la soluzione più veloce, sicura e conveniente”.

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