Se i dazi doganali imposti dagli Stati Uniti dovessero aumentare fino al 20%, le esportazioni italiane rischierebbero una perdita stimata di 12 miliardi di euro, secondo le analisi dell’Ufficio studi CGIA basate su dati OECD. Al momento, con le tariffe attuali, il danno sarebbe di circa 3,5 miliardi. La cifra non considera eventuali dazi aggiuntivi su singoli settori merceologici, amplificando l’incertezza per le imprese esportatrici.
Made in Italy: qualità e resilienza
Il valore dell’export italiano verso gli USA nel 2024 è stato di 64,7 miliardi di euro, rendendo il mercato americano il secondo per importanza dopo la Germania. Secondo la Banca d’Italia, il 92% di questi prodotti è di qualità alta o media, destinati a consumatori con capacità di spesa elevata, che potrebbero assorbire aumenti di prezzo derivanti dai dazi.
Inoltre, le imprese italiane esportatrici negli Stati Uniti registrano una dipendenza relativamente contenuta da questo mercato (solo il 5,5% del loro fatturato), e dispongono di margini operativi che permetterebbero di contenere i rincari riducendo i profitti. Tuttavia, non si possono escludere scenari peggiorativi, come una crisi valutaria o una contrazione della domanda globale.
Rischio geografico: Sud più esposto
Le regioni del Mezzogiorno risultano più vulnerabili agli effetti dei dazi per via della scarsa diversificazione dell’export. La Sardegna, il Molise e la Sicilia si posizionano ai primi tre posti della classifica per rischio, con oltre l’85% delle esportazioni concentrate in pochi settori. In controtendenza, la Puglia si distingue per una buona varietà produttiva e risulta tra le meno esposte insieme a Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.
Territori più legati agli USA
A livello provinciale, le aree più esposte sono:
- Milano (6,35 miliardi di export verso USA)
- Firenze (6,17 miliardi)
- Modena (3,1 miliardi)
- Bologna (2,6 miliardi)
- Torino (2,5 miliardi)
Queste cinque città rappresentano da sole circa un terzo dell’intero export italiano verso gli Stati Uniti.
Conclusioni: serve vigilanza e visione
Il rischio economico dei dazi è concreto, ma il tessuto imprenditoriale italiano potrebbe reggere grazie alla qualità, all’adattabilità e alla solidità dei margini. A ricordarlo anche il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta: “Il rischio più profondo è che il commercio, da motore di integrazione, si trasformi in fonte di divisione.”
