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      Dal Senato stop del Governo agli emendamenti “caccia selvaggia”

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      Le associazioni Animalisti Italiani, Anpana, Cabs, Enpa, Gaia Animali e Ambiente, Lac, Lav, Leal, Leidaa, Legambiente, Lipu-Birdlife Italia, Lndc Animal Protection, Oipa, Federazione Nazionale Pro natura, Rete dei santuari di animali liberi e WWF Italia esprimono grande soddisfazione per il ritiro della quasi totalità degli emendamenti “caccia selvaggia” disposto dalla Commissione Agricoltura del Senato, nell’ambito dei lavori di conversione in legge del DL Agricoltura, sulla base del parere contrario espresso dal Governo che, nonostante le note posizioni filo-venatorie è stato di fatto obbligato a riconoscere le evidenti criticità  rappresentate da queste modifiche. 

      “Questo risultato – dichiarano le associazioni – conferma quanto avevamo denunciato circa la palese violazione delle norme costituzionali ed europee che sarebbe stata determinata dall’approvazione degli emendamenti “caccia selvaggia”.  

      Non si può pensare di eliminare le principali misure di protezione degli animali selvatici senza badare alle conseguenze a danno di tutti, solo per assecondare i diktat del peggiore estremismo, ormai dilagante anche nelle principali associazioni venatorie, al punto da isolare e allontanare chi ha posizioni più moderate.  

      Ringraziamo le migliaia di persone che ci sostengono e che firmando la nostra petizione ci hanno dato maggiore forza, consentendoci di raggiungere questo straordinario obiettivo.  

      Auspichiamo che la politica, a livello nazionale e regionale, abbandonando ogni ambiguità, si adoperi per tutelare e salvaguardare il patrimonio italiano di biodiversità, piuttosto che metterlo alla mercè di bracconieri e trafficanti o di cacciatori senza scrupoli.  

      La natura è ancora in pericolo, per questo continueremo a vigilare, nell’interesse di tutti i cittadini, per fermare ogni tentativo di deregolamentazione, a partire dalla proposta di legge “sparatutto” ancora in discussione alla Camera dei deputati e dai calendari venatori 2024/25 che le Regioni stanno pubblicando in questi giorni e che in molti casi presentano evidenti illegittimità”. 

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