Non solo di aurore vive la Norvegia

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di Emidio Maria Di Loreto

L’arrivo a Sommaroy mette subito in chiaro che si è raggiunto uno dei punti abitati più a Nord del pianeta. Siamo di fronte al mar di Norvegia che poi diventa mar della Groenlandia e Mare di Barents più verso destra per chi guarda l’atlante. Insomma la terra dei ghiacci perenni e le Svalvard con l’80° parallelo sono pochissimo più in alto, e si sente. L’arrivo è possibile grazie ad un viaggio molto ben organizzato, come suo solito, da Napoleone, tuttavia sono richieste più tratte d’avvicinamento che necessitano anche di pernottamenti. Quindi dopo aver utilizzato, treni, aerei – volo diretto Malpensa Tromsø per fortunaautobus, si raggiunge quello che è un antico villaggio di pescatori, abitato da circa 300 anime. Godiamo per fortuna delle indicazioni di Janette e Luca che ci attendono all’aeroporto di Tromsø. Mostrano vaste conoscenze attinte da una significativa impronta culturale che sarà a nostra disposizione per tutta la durata del viaggio. Dal loro modo di esporre si comprende che una larga parte incentrata al rispetto verso quelle terre è ben salda nei loro sentimenti. Ci invitano all’uso immediato di ramponcini sulle calzature, sollecitandoci a montarli ed a toglierli ogni volta che si entra in una costruzione, che sia bar, hotel o casa privata. È condizione determinante per non dover rinunciare a tanta parte del viaggio ed alle connesse conoscenze. Un gelido vento del nord ha reso tutto il suolo levigato da una lastra di ghiaccio liscia come neanche fosse da destinare ad una partita di curling olimpico con noi che avremmo assicurata la parte delle …pietre di granito. I locali si muovono anche grazie ad una sorta di slitta usata come fossero i nostri monopattini.  Ve ne è una all’uscita di ogni esercizio o abitazione. Del resto si sfiora il 70° parallelo e, malgrado questo, sipuò trovare accoglienza in una struttura che non ti aspetteresti denominata Artic Hotel. La sua costruzione moderna, molto ben inserita tra le altre, è caratterizzata da servizi offerti di gran qualità, e fa parte di un piccolo agglomerato di casette colorate. Hanno tinte varie con predominanza dei rossi e bianchi, gialli e grigi, qualcuna con i classici tetti a zolle di terra cosiddetti “green” ma anche palafitte sul mar di Norvegia che godono di un clima moderato, si fa per dire, malgrado si trovino a oltre300 km all’interno del circolo polare artico. Un villaggio inserito in un contesto nel quale la Natura si esprime in modo quasi violento tanto da garantirsi un comportamento degli abitanti che li porta ad adattarsi ad essa. Lo fanno interpretando con grande attenzione i segni che la Natura diffonde in continuazione in modo da evitare che questi lascino effetti sulle loro vite che potrebbero essere anche definitivi. Illuminante il senso dell’affermazione norvegese che recita della non esistenza di luoghi freddi ma solo di un uso di indumenti inadeguati!

A Sommaroy, inoltre, gli abitanti hanno dichiarato di rendere la loro cittadina free time zone,lasciando cioè da parte ritmi forsennati. Lo hanno reso evidente lasciando i loro orologi appesi alle campate del ponte che la collega al resto della nazione in un segno di liberazione dalle imposizioni del tempo. Anche il trasporto rende idea di come funziona il trantran. Strade non larghe a sufficienza per garantire il doppio senso di marcia agevole ed allora, le auto, ormai tutte elettriche grazie ad una importante fase politica di incentivazione, si fermano ad ogni altro veicolo che si incrocia in corrispondenza di spazi lasciati per queste necessità.

Una passeggiata nel vento gelido tra le case dei pescatori sulle acque del fiordo, mostra quello che è per loro l’omologo delle nostre case contadine. Rastrelliere che, invece di pomodorini o peperoni – ferfellone- o altri prodotti della terra ad essiccare al sole, hanno file di merluzzoni dalla polpa alta ed invitante appesi per la coda a coppie di due che il vento del nord renderà completamente privi di acqua e dalla conservazione possibile anche per più anni tipica da stoccafissi. Appuriamo che anche per i salmoni esistono altri metodi di conservazione che prevedono la possibilità di sotterrarli sottosale per ottenere il gravlaks dopo la fermentazione del pesce oppure la più nota affummicatura. Pure per il baccalà è prevista la caratteristica conservazione in barili sottosale cosa che lo distingue dallo stoccafisso fatto seccare all’aria. Durante la permanenza a Sommaroy avremo anche contezza delle attenzioni che sono riservate al benessere delle persone. Durante la notte alcune slavine, per un repentino aumento delle temperature -anche qui i cambiamenti climatici procurano disagi che malgrado tutto continuiamo ad ignorare- mettono a rischio la prevista esperienza di sled dog, escursione per giunta già pagata. Sarà annullata con restituzione delle somme come pure accadrà per l’altra escursione in mare a Senja per le incerte condizioni di un mare abbastanza formato dove avremmo potuto avere incontri con aquile dalla coda bianca, foche, orche e balene nei casi più fortunati se non fuori periodo in quest’ultimo caso. Ci resta il rimpianto per non aver potuto esplorare quell’antico pezzo di cultura ed antica tradizione legata all’uso dei cani da slitta che non è certo sfruttamento ma solo applicazione di quella indole che li rende utili alla vita della collettività come ci insegnarono da piccoli le storie di Balto e Togo, con i loro musher nella sfida-staffetta per la sconfitta dei casi di difterite esplosi in Alaska nel 1925.

Durante la permanenza all’Artik Hotel una circostanza fortunata a causa dei festeggiamenti nuziali ospitati durante la nostra presenza, ci ha permesso di ammirare, ma non di fotografare, alcuni partecipanti che indossavano gli abiti tipici di quei popoli. Vi erano dei sami con indosso il lasso per la cattura delle renne nel loro antico abito multicolore indossato con evidente orgoglio. Altri partecipati ai festeggiamenti indossavano il bunad, altro abito che caratterizza per i norvegesi i momenti importanti della vita e che deve essere indossato in quelle circostanze come da tradizione.

Durante il successivo trasferimento a Senja, dopo esserci imbarcati su un traghetto da un piccolo molo vicino all’uscita di Sommaroy, è emersa una considerazione da non sottovalutare. Una bellezza naturalistica potente si è manifestata durante la navigazione di un bellissimo fiordo ricco di allevamenti di salmoni.  Tra pareti a picco, cascate ghiacciate, panorami mozzafiato ed una natura davvero di una espressione impetuosa da non dimenticare, si è riflettuto sulla impressione diffusa che l’unico fenomeno meritevole di interesse sia l’aurora boreale. A noi è parso che questo sia immeritevole e frutto della potenza comunicativa in atto in questi tempi. Il resto delle manifestazioni naturali incontrate non è riconducibile ad un ruolo da comparsa insignificante. Tutt’altro. 

A Senja arriviamo preparati da quanto visto durante il trasferimento autobus-traghetto. L’antico villaggio di pescatori è incantevole nelle sue piccole dimensioni, dovremo accontentarci della impossibilità di effettuare l’escursione prevista ed anche si dovrà rinunciare ad una porzione del confort che la precedente accoglienza ci aveva riservato. In compenso troviamo Riccardo, lo chef che ormai da 10 anni lavora in quel complesso alberghiero e che gode anche dell’aiuto di Gloria, un’altra italiana proveniente da Lodi. Riccardo ha lasciato Terni con le sue cucine di manfricoli, strangozzi o ciriole, e di sontuosi piccionacci con la leccarda e tutto il resto per districarsi meravigliosamente con zuppe di crostacei e salmoni, tranci di merluzzi ed un halibut che avremmo assaggiato volentieri ma che purtroppo è mancato sulla nostra tavola. L’assaggio delle sue pietanze però ci permette di sfatare una idea di insoddisfazione sulla cucina che pure ci era stata diffusa prima della partenza. Andando oltre le esperienze, tutte positive, anche i pasti precedenti hanno confermato la crescita della cucina norvegese che evidentemente non a caso guadagna stelle nel panorama gastronomico. In quello enologico invece …meglio soprassedere poiché per evidenze di latitudine nord si può solo contare su bottiglie, poche, che provengono dal centro Europa e che quindi non possono garantire un’offerta esaustiva anche perché il corrispettivo economico sarebbe improponibile ai più. Il viaggio espone ad esborsi che, rispetto ai nostri prezzi abituali, devono considerare un fattore di moltiplicazione fino anche a 4 volte. Basta fare di necessità virtù ed accontentarsi di accompagnare le pietanze con birre di qualità, assolutamente da non disdegnare, per lo più a bassa gradazione, cosa che conferma l’indole repressiva che esiste sul consumo di alcol. Volendo esprimere valutazioni sulle pietanze, ebbene …la colazione stupirà positivamente, più o meno dovunque. I salmoni offerti sembrano altra cosa rispetto a quello assaggiato da noi, più impegnativa la degustazione di uova di pesce seppur mitigata da un burro di altissima qualità. Sempre il burro torna in soccorso di marmellate di frutti di bosco che riconciliano con le abitudini ma che elevano l’assaggio a livelli, almeno per chi scrive, sconosciuti prima. Potere della latitudine? Probabile, ma il senso dell’assaggio di cetriolo ed aringa assume un livello che mai avresti pensato di apprezzare alle 7 del mattino senza che la via fosse stata almeno aperta da un banale espresso come da noi ben noto. Circa gli altri piatti, beh!  le zuppe proposte, anche quelle di pesce o di ortaggi,sono tutte di gran interesse e ben pensate. Contano anche su rinforzi di piccoli tranci di pesce dalle connotazioni mai banali che completano ed arricchiscono i piatti. Il massimo però è l’assaggio di tranci di merluzzo o di salmone. Anche in questo caso il gusto appare mai conosciuto, il turgore dell’alto pezzo di merluzzo sotto i denti depone per un prodotto di qualità ineguagliabile e subito si individua un profumo ed un gusto di eleganza eccezionale al quale siamo impreparati ma anche molto riconoscenti.

Da Senja il ritorno a Tromsø, dal cui aeroporto è iniziata la nostra esperienza, ci riporta a momenti, quelli della città, cui siamo più abituati. Tromsø è molto gradevole con tutto quanto appartiene alla civiltà occidentale tanto da essere indicata come la porta dell’artico, oppure viceversa, l’ingresso dall’artico nella presunta civiltà con tutte le contraddizioni che si porta dietro, compreso i guasti procurati ai cambiamenti climatici che incidono in misura enorme anche su una parte artica che ne è vittima e poco attrice. Una porta insomma che è impossibile chiudere e che diffonde gli effetti omogeneizzandone le manifestazioni da una parte e l’altra. Norvegia sarà piacevole tornare ad attraversare quella porta in entrambe le direzioni.