“Violenza verbale, è tempo di scuse”
Teramo, 3 luglio 2025 – La presidente della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Teramo, Erika Angelini, ha espresso una ferma presa di posizione sulla vicenda che ha coinvolto il sindaco di Mosciano Sant’Angelo, Giuliano Galiffi, e la consigliera comunale Nadia Baldini, insieme ad altri componenti dell’assise civica, durante l’ultimo consiglio comunale.
In una nota ufficiale, Angelini ha evidenziato il carattere grave degli episodi accaduti:
“Se il Sindaco è la massima autorità del Consiglio comunale, quanto accaduto è un brutto segnale. Le immagini parlano chiaro: si è trattato di un comportamento verbale e posturale inaccettabile. Si è persa l’occasione per un gesto semplice ma importante: chiedere scusa.”
La presidente della CPO sottolinea come l’accaduto rappresenti un esempio di violenza verbale, una delle radici della violenza di genere, diretta non solo a una donna, ma anche a chi in aula si è opposto. A suo avviso, non si può ridurre la vicenda a un alterco politico acceso:
“Non si tratta di alterazioni umorali. È una mancanza di consapevolezza. Purtroppo, non è il primo episodio di questo tipo a cui assistiamo.”
Angelini richiama l’attenzione sull’importanza del rispetto nei confronti delle donne in politica e sulla necessità di difendere la qualità della democrazia:
“Violenza verbale e discriminazione di genere stanno dilagando, come testimoniano le denunce e le ricerche sulla comunicazione politica. Non è solo questione di parità, ma di civiltà democratica.”
La Commissione Pari Opportunità provinciale ha espresso solidarietà piena e convinta a Nadia Baldini e agli altri consiglieri coinvolti, invitando il sindaco Galiffi a un gesto di responsabilità e consapevolezza:
“Ci piacerebbe ascoltare le sue scuse. Sarebbe il modo migliore per chiudere questa brutta pagina e dare valore alla funzione istituzionale che ricopre. Lo invitiamo a partecipare a una seduta della Commissione.”
L’auspicio espresso dalla CPO è che l’impegno per la parità non resti confinato alle questioni di genere, ma diventi una riflessione profonda sulla qualità del dibattito politico e del linguaggio nelle sedi istituzionali.