Rapito, il nuovo film di Marco Bellocchio

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di Roberta D’Agostino

Il film di Bellocchio è stato presentato il 23 maggio al 76° Festival di Cannes 2023, dove è uno dei tre film italiani in concorso –

Regia

Marco Bellocchio

Cast

Paolo Pierobon, Fausto Russo Alesi, Barbara Ronchi, Enea Sala, Leonardo Maltese, Filippo Timi, Fabrizio Gifuni, Andrea Gherpelli, Samuele Teneggi, Corrado Invernizzi

In concorso al Festival del cinema di Cannes 2023 il nuovo film di Marco Bellocchio, Rapito che è uscito nelle sale italiane il 25 maggio distribuito da 01 Distribution.

Il film racconta la storia di Edgardo Mortara, il bambino ebreo che nel 1858 fu strappato alla sua famiglia per essere allevato sotto la custodia di Papa Pio IX, suscitando un caso internazionale.

Rapito è interpretato da Paolo Pierobon, Fausto Russo Alesi, Barbara Ronchi, e da Enea Sala (Edgardo Mortara da bambino) e Leonardo Maltese (Edgardo ragazzo) e con Filippo Timi e Fabrizio Gifuni. Completano il cast Andrea Gherpelli, Samuele Teneggi, Corrado Invernizzi.

La Famiglia. Foto di Anna Camerlingo

Nel 1858, nel quartiere ebraico di Bologna, i soldati del Papa irrompono nella casa della famiglia Mortara. Per ordine del cardinale, sono andati a prendere Edgardo, il loro figlio di sette anni. Secondo le dichiarazioni di una domestica, ritenuto in punto di morte, a sei mesi, il bambino era stato segretamente battezzato. La legge papale è inappellabile: deve ricevere un’educazione cattolica. I genitori di Edgardo, sconvolti, faranno di tutto per riavere il figlio. Sostenuta dall’opinione pubblica e dalla comunità ebraica internazionale, la battaglia dei Mortara assume presto una dimensione politica. Ma il Papa è inflessibile e non accetta di restituire il bambino. Mentre Edgardo cresce nella fede cattolica, il potere temporale della Chiesa volge al tramonto e le truppe sabaude conquistano Roma.

 Il film è una produzione IBC Movie e Kavac Film con Rai Cinema in coproduzione con Ad Vitam Production (Francia) e The Match Factory (Germania) ed è prodotto da Beppe Caschetto e Simone Gattoni, coprodotto con la partecipazione di Canal +, Cine’ + e Br/Arte France Cinéma in associazione con Film-und Medienstiftung NRW con il supporto di Région Ile-de-France.

 Il film gode del contributo selettivo del Ministero della Cultura e del sostegno della Regione Emilia-Romagna attraverso l’Emilia–Romagna Film Commission.

La sceneggiatura è di Marco Bellocchio e Susanna Nicchiarelli con la collaborazione di Edoardo Albinati e Daniela Ceselli, e la consulenza storica di Pina Totaro. Il montaggio è di Francesca Calvelli e Stefano Mariotti, la fotografia è di Francesco Di Giacomo, le musiche originali di Fabio Massimo Capogrosso, la scenografia di Andrea Castorina, i costumi di Sergio Ballo e Daria Calvelli. Il film si ispira liberamente a “Il caso Mortara” di Daniele Scalise, edizioni Mondadori.

Nel 1858, nel quartiere ebraico di Bologna, i soldati del Papa irrompono nella casa della famiglia Mortara. Per ordine del cardinale, sono andati a prendere Edgardo, il loro figlio di sette anni. Secondo le dichiarazioni di una domestica, ritenuto in punto di morte, a sei mesi, il bambino era stato segretamente battezzato. La legge papale è inappellabile: deve ricevere un’educazione cattolica. I genitori di Edgardo, sconvolti, faranno di tutto per riavere il figlio. Sostenuta dall’opinione pubblica e dalla comunità ebraica internazionale, la battaglia dei Mortara assume presto una dimensione politica. Ma il Papa non accetta di restituire il bambino. Mentre Edgardo cresce nella fede cattolica, il potere temporale della Chiesa volge al tramonto e le truppe sabaude conquistano Roma.

Questo personaggio è un altro regalo di Marco», ci dice Gifuni a Cannes, «lavorare con lui è una festa dell’intelligenza, della creatività e della libertà. Mi ha dato la possibilità di condividere un momento creativo con uno dei più grandi artisti contemporanei, e un interprete non può che godere. È la mia prima volta in concorso a Cannes, sono felice ed emozionato: questo è un luogo dove si continua a vedere un cinema vivo».

L’attore, che quest’anno compie trent’anni di carriera, ha visto davanti ai suoi occhi l’evoluzione della settima arte. «Il cinema è cambiato molto, più del teatro, molto dal punto di vista della fruizione e del rapporto con gli spettatori», spiega Gifuni. «Siamo in un’epoca di transizione e solo più in là capiremo dove andrà a parare e quale impatto avrà sugli artisti. È un’epoca che offre grande possibilità e allo steso tempo mette dei paletti che bisogna sfilare dal terreno con attenzione, proprio per continuare a essere liberi e indipendenti».

“Ho letto diversi anni fa il libro e la storia mi aveva affascinato. Ma poiché Spielberg stava già preparando il film in Italia ci siamo fermati –  ha raccontato il regista – In un secondo momento sapemmo, durante un viaggio in America per la promozione del Il traditore che Spielberg si era fermato, si disse perché non trovava il bambino. E quindi siamo ripartiti. Sicuramente quello che abbiamo immaginato ha echi nella storia di oggi, ma io non ho minimamente pensato di fare un film né politico né ideologico contro la Chiesa o il Papa”.