
di Pierpaolo Di Carlo
Quest’estate, per sostituire l’allenatore attualmente primo in classifica, Giampiero Gasperini, l’Atalanta si è voluta affidare a Ivan Jurić. Il motivo alla base di questa decisione, è stata la vicinanza tattica fra i due tecnici, amanti allo stesso modo del 3-4-2-1. Tuttavia, nel calcio non contano solo questi dettagli tattici, e l’esonero del croato, dopo il disastroso 0-3 casalingo contro il Sassuolo, è l’epilogonaturale di un rischio dirigenziale.
Il punto cardine dell’ennesimo passo falso di Jurić, è stato l’inesperienza nella gestione di un ambiente pretenzioso come quello della squadra orobica, che ormai si considera fra le grandi del nostro calcio, con le proprie pressioni ed ambizioni. Già nelle sue esperienze recenti a Torino e Roma, l’allenatore croato ha dimostrato la sua incapacità di entrare in sintonia con la squadra e con la tifoseria. In queste piazze non si è mai fatto amare veramente ed è stato più volte contestato per la sua ingiustificata sfrontatezza, che è sfociata in entrambi i casi in esoneri da dimenticare. Sul campo, la sua “dea” è apparsa una brutta copia dell’originale, priva della stessa intensità, aggressività e imprevedibilità. Quella di Gasperini era un’Atalanta che è sempre riuscita a emergere e a imporre il proprio gioco, a prescindere da difficoltà ambientali o cattivi rapporti fra tecnico e giocatori. Difatti, quell’esperienza ha formato l’allenatore torinese, che ora guarda tutti dall’alto a discapito di una squadra, la Roma, estremamente limitata dal punto di vista delle individualità.
Il prevedibile esonero, arrivato con la sosta per le Nazionali alle porte, mira a limitare i danni, sperando che il nuovo tecnico, Raffaele Palladino, sappia riuscire là dove Jurić ha fallito: portare avanti l’eredità del “Gasp”. Purtroppo per i bergamaschi, l’’azzardo è stato fatto ed è costato caro, compromettendo, forse, la rincorsa a un posto in Europa.