
di Pierpaolo Di Carlo
La prima semifinale di Supercoppa Italiana se l’è aggiudicata il Napoli, che sta confermando sempre di più la sua crescita dopo un inizio di stagione complicato. Ad uscirne sconfitto è il Milan, a cui rimane solo il campionato per vincere un trofeo e provare a dare un senso a questa stagione. Perché si, checché se ne dica, se si prende come allenatore il più vincente degli ultimi 15 anni, è sensato pretendere di portare a casa almeno un trofeo entro la fine della stagione.
Appurato ciò, bisogna anche cercare di vedere quali siano le risorse sul campo dei rossoneri, e la partita di ieri sera non è stata affatto un buon biglietto da visita. Dalla parte del diavolo c’è stata una sufficienza disarmante nell’atteggiamento e nella prestazione di certi elementi, che sono apparsi svogliati, poco reattivi e inadatti a competere a certi livelli. Su tutti ci sono De Winter, reo di essersi perso Hojlund in entrambi i gol, e Nkunku, che nella prima parte della partita spreca le occasioni più importanti, sparando alle stelle la possibilità di riscattare la sua stagione. Dall’altra parte, il Napoli si è limitato ad aspettare e a colpire all’occorrenza con un cinismo da manuale. Alla squadra di Conte bastano due verticalizzazioni, fra la fine del primo tempo e l’inizio del secondo, per superare la linea difensiva dormiente del Milan, e difatti archiviare la partita dopo una sola ora. I rossoneri smettono di giocare dopo il 2-0, e questo simboleggia tutta la sufficienza e la svogliatezza di recuperare una partita che sembrava alla portata.
Ora ciò che dovremmo chiederci è: questo atteggiamento arrendevole, si sposa bene con una squadra che teoricamente lotta per lo scudetto? La risposta corretta sarebbe “no”, ma ormai il calcio ci sta abituando a club che snobbano competizioni minori per puntare a traguardi più prestigiosi. Questa sconfitta verrà presto dimenticata da alcuni tifosi e addetti ai lavori, ma quelli più lungimiranti, ci passeranno sopra solo se a giugno, il Milan alzerà lo scudetto. Ma questo succederà solo quando ci sarà meno sufficienza e più concretezza.