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      Pogacar si inchina a Vingegaard, re per un giorno

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      di Davide Pitocco

      Non si fa in tempo a risvegliarsi dalla scorsa letargica tappa che il Massiccio Centrale incombe come un titano sull’Olimpo: si va da Évaux-les-Bains a Le Lioran per un totale di 211 km. La frazione è classificata di media montagna e potrebbe essere adatta per una fuga da lontano.

      Sul Pas de Peyrol i tifosi di Romain Bardet si sono riuniti per rendere omaggio al loro beniamino che ha annunciato il ritiro dal ciclismo professionistico a partire dalla stagione 2025. Già dalla prima mattinata sulla cima è una festa continua. I tifosi non hanno mai smesso di cantare ed incitare il loro eroe. Purtroppo Bardet è in ritardo di 4’13’’ sui battistrada e di 3’ sul gruppo maglia gialla. Questo è il passo carrozzabile più elevato del Massiccio Centrale. La UAE sta imprimendo un ritmo abbastanza sostenuto, ma non sta andando ancora a mille.

      Il trio di testa Lazkano, Healy e Carapaz ha soltanto 30’’, prima del tratto più ripido. I magnifici quattro della generale, scortati dai loro scudieri, pedalano appaiati. La velocità è alta perché pedalano in lunga fila indiana e la tappa di oggi potrebbe offrire responsi molti importanti.

      Adam Yates in pochi metri ha dimezzato il vantaggio e Carapaz, dopo aver ripreso i battistrada, ha dovuto alzare bandiera bianca. Si segnala che Derek Gee ed Ayuso si stanno staccando in un tratto in cui le pendenze sono al 12% e a breve affronteranno il tornante intitolato a Bardet. Nel frattempo Ciccone tiene botta, mentre Lazkano viene ripreso, per ora solo Healy ci prova, ma procede a serpentina e oscilla con la bici e con le spalle. Bastano pochi metri e il gruppo di testa è compatto. Ora il ritmo è folle, perché la salita è impegnativa. Il tornante intitolato a Romain è un vero e proprio stadio a cielo aperto. Bandiere e cori risuonano tra le montagne. Vingegaard segue la ruota di Pogacar. Scatto repentino della maglia gialla quando mancano 900 mt, nel tratto più duro. Stantuffa in agilità come sempre. Evenepoel non risponde, il danese aspetta Roglic e salgono del loro passo. Gli allunghi di Pogacar sono micidiali. I due rivali prima di appaiarsi si sono guardati ed allora Vingegaard lascia Roglic e prova a riportarsi sulla maglia gialla prima della discesa. Sono 8 i secondi che dividono i due cordialissimi rivali. I 4 big sono rispettivamente a 13’’ il danese, Roglic a 18’’ ed Evenepoel a 30’’. La maglia gialla scende in modo molto veloce. il secondo ed il terzo non sono distanti e quindi potrebbero scegliere di affrontare la discesa insieme. Pogacar pedala e rilancia la sua azione ad ogni curva. Sembra una saetta di Zeus, gialla ed elettrica come un lampo che spezza l’oscurità della notte.

      Ai meno 26 Roglic e Vingegaard hanno uno svantaggio di 17’’. Evenepoel continua a perdere. Si nota facilmente che spinge sul freno prima degli altri, la paura non lo fa esprimere al meglio: i secondi diventano così 36.

      Sulla penultima salita Pogacar ottiene un vantaggio di 30’’, ma il danese rinviene come un forsennato e arrivano sul GPM in volata, la maglia gialla prende 8’’ di abbuono, ma Vingegaard comunque ne mette in saccoccia 5.

      Ciccone pedala nel gruppo Rodriguez con un ritardo di 1’27’’. Evenepoel e Roglic invece sono a 38’’. Terminata la discesa il duo di testa affronta un lungo stradone al 2%. Sembra la quieta prima della tempesta, che negli ultimi chilometri molto probabilmente si scatenerà. Pogacar si mette a ruota e fortunatamente hanno il vento a favore. Negli ultimi 500 mt Vingegaard scatta. Pogacar è dietro, ma rimane seduto sulla sella, lo affianca a centro strada, ma al fotofinish, con tanto di colpo di reni, la ruota del danese è davanti. Questa tappa ha in parte messo in discussione le certezze dello sloveno e ha rafforzato le convinzioni del vincitore uscente. Quando la salita è lunga, il passo da scalatore puro del danese batte gli allunghi micidiali del giovane rivale.

      Vingegaard a fine gara ha dichiarato: “Questa vittoria significa davvero tanto, dopo quello che ho attraversato in questi mesi. Ringrazio la mia famiglia, senza la quale non sarei riuscito a fare quello che ho fatto. Ho vinto per loro. Sono stati lì a supportarmi in questi mesi, sempre. Sull’attacco di Tadej non sono riuscito a stare dietro. Poi l’ho ripreso e mai avrei pensato di poter vincere. Non è stata una battaglia psicologica. Ho pensato alla mia gamba e alla fine è andata bene.”

      Pogacar è ancora in gialla con 1’06 su Vingegaard. Torna nella top ten Ciccone con 7’36’’ di ritardo.

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