Le sterili diatribe sulla prima prova degli Esami di Stato

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Cosa avrebbe detto Moravia di tutte queste polemiche?

di Davide Pitocco

La prima giornata degli esami di maturità si può dire che è stata archiviata con il
suo strascico di polemiche. Già di prima mattina l’ex ministro Bianchi ha
tuonato contro la presunta traccia desunta da una sua lettera: “Inaudita e
offensiva la traccia proposta. Totalmente fuori luogo, io ho ripristinato lo
scritto”.
Critiche anche da Simona Malpezzi, senatrice dem: “Traccia di cattivo gusto,
non utile per riflettere sulla maturità post-Covid ma necessaria solo a fare
polemica con chi ha gestito la pandemia. Un’inutile e sciocca nota polemica che
riesce perfino a rendere divisivo un momento così bello e importante come la
maturità”.
L’analisi testuale su un brano degli Indifferenti di Moravia non è stata accolta
calorosamente, nonostante le parole della scrittrice Dacia Maraini che ha
definito: Libro attuale con tante analogie del presente.
Dopo il dispiacere mattutino Bianchi e Valditara sembrano essere giunti a più
miti consigli, tanto che il vecchio inquilino del ministero di Trastevere ha
ritrattato l’ira scatenata sotto il sole e nel pieno di un sole pomeridiano le sue
parole sembrano quelle di un cherubino: Traccia originale, è tutto chiarito. Non
è affatto offensiva.
Come dire… se una telefonata è bastata a far scemare l’ira funesta di Patrizio
Bianchi, perché Achille e Ettore non si sono chiamati magari in teleselezione,
invece di infliggere l’un l’altro ferite mortali su tutto il corpo? Andromaca ed il
povero Astianatte ne avrebbero gioito.
Il tema preferito è stato quello su wazzap, ma anche l’omaggio a Piero Angela è
stato apprezzato, tanto che il figlio Alberto tramite le sue pagine social ha
ringraziato il governo per aver ricordato la memoria del padre in un momento
così cruciale per la crescita delle future generazioni.
C’è anche chi si è chiesto se la scuola attuale prepari a svolgere simili tracce.
Dopo tre anni dominati dalla pandemia di Covid19 in molti sembrano aver
dimenticato che spessissimo soprattutto per quanto riguarda l’analisi del testo
più di una volta era stata scelta l’opera di un autore, di solito non trattato o poco
studiato durante l’ultimo monoennio. Nel 2019 gli studenti si sono trovati una
pagina tratta dal Giorno della civetta di Sciascia. Prima ancora Il Giardino dei
Finzi Contini di Bassani, oppure per citare un poeta, ancora prima si è avuto
Caproni. E pare che nessuno negli anni pre covid si sia mai scandalizzato per i
brani scelti. La scuola infatti più che far preparare su singoli autori deve fornire

le competenze per saper svolgere correttamente l’analisi di un testo in prosa o in
versi, indipendentemente dallo studio precipuo del suo autore. Forse il covid ha
reso corta la memoria di tutti i polemisti dell’ultim’ora che in questo 21 giugno
hanno fatto sentire la loro indignazione? Forse che anche l’esame di maturità
stia diventando terreno per polemica politica o per propaganda? Non è un caso
che delatori si trovino tra i banchi dell’opposizione.
Anche Maria Stella Gelmini, portavoce di Azione, ha espresso le sue critiche
contro la traccia su Bianchi: Decisamente inopportuna.
Si è fatto riferimento a una lettera specifica, che considera essere stata utilizzata
in modo “parziale, incompleto e decontestualizzato“, definendo tale approccio
“indubbiamente un errore”.
Alla fine non potevano non mancare le critiche all’anello più debole di tutta
questa catena, ovvero la classe docente. Si è messo in dubbio la preparazione
che la scuola offra per il buon esito di un esame di siffatta specie. Forse una
riflessione va fatta: che escano i social dalla cultura e dall’educazione
scolastica, perché in mezzo a questo marasma di chiacchiere che un tempo si
sarebbero perdute al bancone di un bar con macchie di Genziana e dal profumo
di sambuca e cornetti stantii, tra anziani che schioccano carte e bicchieri sui
tavoli scalcinati del bar Mario e avventori in cerca di un pò di compagnia, si
perde di vista il traguardo principale, la crescita degli studenti e la diffusione
della cultura, il vero motore del mondo. Anche un burbero guerriero come
Moravia, a cui piaceva battagliare con le parole, forse si sarebbe dovuto
arrendere al tam tam mediatico dei social.