DAZI USA: PER LA CGIA E’ UN COLPO DA 15 MILIARDI, COME IL PONTE DI MESSINA

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L’introduzione dei dazi statunitensi al 15% sui prodotti italiani rischia di costare al nostro sistema economico tra i 14 e i 15 miliardi di euro l’anno. È quanto emerge da una stima dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, che paragona l’impatto economico di questa misura protezionistica al costo previsto per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina, la più imponente opera pubblica mai progettata in Italia.

Un danno diretto e indiretto per l’Italia

Secondo la CGIA, il danno stimato include:

  • Effetti diretti: calo delle esportazioni verso gli USA.
  • Effetti indiretti: riduzione dei margini di profitto per le imprese esportatrici, perdita di posti di lavoro, necessità di misure di sostegno al reddito, delocalizzazione produttiva, e fenomeni di trade diversion.
  • Effetti congiunturali: svalutazione del dollaro rispetto all’euro, che nei primi sette mesi del 2025 ha già registrato un deprezzamento del 10,5%.

Fiducia nel Made in Italy

Nonostante nel 2024 si sia registrata una contrazione del 3,6% delle esportazioni italiane verso gli Stati Uniti (pari a -2,4 miliardi di euro), la CGIA rimane cautamente ottimista. L’Italia ha esportato beni per 64,7 miliardi di euro negli USA lo scorso anno, e la qualità dei prodotti italiani potrebbe rappresentare un fattore di resilienza.

Secondo la Banca d’Italia:

  • Il 43% delle esportazioni italiane verso gli USA è composto da prodotti di alta qualità.
  • Il 49% è di qualità media.
  • Solo l’8% è di fascia bassa.

In totale, il 92% dei beni italiani venduti negli Stati Uniti è di gamma medio-alta, destinato a consumatori e imprese con redditi elevati, meno sensibili ai rincari causati dai dazi.

Due interrogativi chiave

La CGIA solleva due domande cruciali:

  1. I consumatori americani sostituiranno i prodotti italiani con alternative locali o di altri Paesi?
  2. Le imprese italiane riusciranno a mantenere i prezzi competitivi, sacrificando parte dei propri margini?

La risposta non è semplice, ma alcuni dati offrono speranza. Le imprese italiane esportatrici hanno una bassa esposizione al mercato USA (solo il 5,5% del fatturato totale) e un margine operativo lordo medio del 10%. Questo significa che, in molti casi, potrebbero assorbire l’impatto dei dazi senza aumentare i prezzi.

Rischi sistemici

La CGIA avverte che scenari più gravi potrebbero verificarsi se le politiche protezionistiche di Trump dovessero innescare una nuova svalutazione del dollaro, con conseguenze negative sulla domanda globale e sui mercati finanziari.

In conclusione, sebbene il costo dei dazi sia paragonabile a quello del ponte di Messina, la qualità e la struttura delle esportazioni italiane potrebbero attenuarne gli effetti. Resta da vedere se il Made in Italy saprà resistere anche a questa nuova sfida commerciale.