Verrecchia: “Solo gestori autorizzati dall’Albo regionale potranno stipulare convenzioni”
La Commissione Vigilanza della Regione Abruzzo ha affrontato questa mattina, in una seduta particolarmente animata, il tema delle convenzioni tra Comuni e canili privati. L’audizione, richiesta dall’associazione Tutela Diritti Animali Ets/Arci, ha permesso di evidenziare le criticità della recente modifica di legge e di chiarire alcuni punti fondamentali.
Le criticità sollevate dalle associazioni
Il presidente dell’associazione, Gabriele Bettoschi, ha ribadito le perplessità già espresse in precedenti documenti, sottolineando come la modifica legislativa rischi di favorire un noto titolare di un canile della Marsica, più volte al centro di interrogazioni parlamentari e servizi giornalistici. Secondo Bettoschi, la norma potrebbe legittimare convenzioni stipulate da società collegate al titolare, ritenute illegittime dal Dipartimento Sanità Animale della Regione.
La posizione del consigliere Verrecchia
Nel corso della discussione, durata circa due ore, il capogruppo di Fratelli d’Italia Massimo Verrecchia ha chiarito che la modifica proposta non intende sanare situazioni pregresse. Ha precisato che i Comuni potranno convenzionarsi non solo con i proprietari dei canili privati, ma anche con eventuali gestori, purché in possesso di autorizzazione regionale risultante dall’Albo delle Strutture di Ricovero Animali.
Obblighi confermati
È stato inoltre ribadito che l’articolo modificato, che prevedeva l’eliminazione dell’obbligo della presenza del medico veterinario e delle associazioni di volontariato, è da ritenersi annullato. Tali obblighi restano infatti vincolanti:
- la presenza del veterinario è prevista dal Decreto Ministeriale del 14 febbraio 2025;
- la presenza delle associazioni di volontariato è sancita dall’articolo 4 della Legge 281/1991.
La richiesta di ispezioni
Bettoschi ha chiesto alla Commissione di effettuare una visita ispettiva non solo nelle tre strutture legittimate ad operare (Lecce dei Marsi, Sante Marie e Collelongo), ma direttamente presso gli uffici della ASL e del Dipartimento Sanità Animale della Regione, dove sarebbero emerse irregolarità di natura amministrativa. “Il problema – ha precisato – è legato a pratiche amministrative scorrette, a prescindere da eventuali maltrattamenti animali”.
