di Ilaria Lisa Giangrande

Dalle trincee dell’Iraq ai campi del Sudan: la Onlus fondata da Gino Strada e Teresa Sarti ha assistito oltre 13 milioni di persone. Un’azione basata su un solo, irrinunciabile principio: il diritto universale alla cura.
Nata nel 1994 per volontà del chirurgo di guerra Gino Strada e di sua moglie Teresa Sarti, Emergency è oggi un baluardo contro la barbarie della guerra e della povertà. L’Organizzazione Non Governativa italiana opera da tre decenni in alcuni degli scenari più complessi del mondo, dall’Iraq all’Afghanistan, dalla Sierra Leone al Sudan, estendendo il suo raggio d’azione fino all’Italia. La missione è fornire cure sanitarie gratuite e di alta qualità a tutte le vittime, senza alcuna discriminazione. Un principio che ha permesso all’organizzazione di trattare finora oltre 13 milioni di persone; una vita salvata, in media, ogni minuto.
La Visione di Strada: “Il Diritto a Essere Curati”
Il cuore pulsante di Emergency è racchiuso in un’idea semplice ma rivoluzionaria per la costruzione di una società equa: il diritto a essere curati. In un’epoca segnata da sfide globali e contraddizioni epocali, l’ONG si impegna anche a diffondere una cultura di pace, ribadendo la necessità di superare il conflitto come strumento di relazione.
Il pensiero di Gino Strada (scomparso nel 2021) rimane una bussola: “Se l’uomo non butterà fuori dalla storia la guerra, sarà la guerra che butterà fuori dalla storia l’uomo”. Alle voci che consideravano la guerra un destino ineluttabile, il chirurgo rispondeva con il suo caratteristico piglio deciso, ricordando che anche la schiavitù, una piaga millenaria, è stata infine abolita.
Dall’Afghanistan al Mediterraneo: l’Empatia Come Motore
Oggi che le crisi globali toccano la vita di tutti – sia che si manifestino in un Paese bombardato, nello sfruttamento nelle campagne del Sud Italia o nella tragedia dei migranti nel Mar Mediterraneo – l’azione degli operatori di Emergency nasce da un profondo tentativo di empatia: sentire il dolore dell’altro, riconoscere i bisogni del prossimo e maturare la consapevolezza di appartenere a un’unica, comune umanità.
Come amava ripetere Teresa Sarti, se ognuno si impegnasse a fare il suo “pezzettino”, si creerebbe un mondo più giusto senza sforzi titanici. Perché persino morire cambia significato se prima qualcuno ha fatto tutto il possibile per prendersi cura di te.