
Immaginate un enorme condominio: ogni Paese è un appartamento. Le porte si chiudono, le luci si accendono, le finestre si aprono… eppure, quello che succede in un appartamento non resta mai lì. Ogni gesto, ogni scelta, ogni rumore rimbalza sulle pareti, si infiltra nei corridoi, raggiunge gli altri appartamenti. Nessuno è isolato, nessuno escluso. In questo condominio globale, la vita di uno diventa la vita di tutti. E ignorare ciò che accade oltre la propria porta non è più un’opzione. Nel dibattito strategico europeo riguardo la sicurezza la Bielorussia ha il suo perché. Ciò che accade a Minsk non è una questione distante: in un’epoca segnata da minacce ibride, pressioni non convenzionali e interdipendenze di sicurezza, la compressione delle libertà e la destabilizzazione ai margini dell’Europa producono effetti che toccano direttamente anche le società europee, Italia compresa. Tra repressione del dissenso, detenzioni politiche e disinformazione, il regime di Lukašenka (pron. Lukashenka) ha trasformato la stabilità autoritaria in uno strumento di rilevanza geopolitica.
Innanzitutto dobbiamo considerare che Aljaksandr Ryhoravič Lukašėnka è al potere in Bielorussia dal luglio 1994 ad oggi. Tecnicamente per voto popolare, ma ovviamente tale giustificazione per legittimare il suo ruolo è irrealistica.
La repressione in Bielorussia è una componente strutturale del sistema politico costruito da Lukašėnka negli anni. Dopo le elezioni contestate del 9 agosto 2020, quando il regime dichiarò l’ennesima vittoria con oltre l’80% dei voti, le proteste di massa furono represse duramente: secondo Viasna, circa 65.000 persone furono arrestate nei mesi successivi. Dall’inizio del 2021 fino al dicembre 2025, si stima che oltre 8.500 individui siano stati perseguiti penalmente per motivi politici, di cui tra 1.000 e 1.250 rimangono incarcerati come prigionieri politici riconosciuti dalle ONG internazionali. Tra loro figure simbolo come Ales Bialiatski, fondatore del Centro Viasna e premio Nobel per la Pace, e Maria Kalesnikava, condannata a 11 anni di carcere nel 2021. Le accuse più comuni, “estremismo”, “organizzazione di disordini”, “tradimento”, sono diventate categorie elastiche, utilizzate per colpire qualsiasi forma di dissenso pubblico o anche solo di espressione critica. Solo nel 2024, Viasna ha documentato oltre 6.500 procedimenti giudiziari a carico di oppositori, giornalisti e attivisti, mentre nel 2025 almeno 123 prigionieri politici sono stati rilasciati in scarcerazioni diplomatiche, pur restando circa 1.000 detenuti politici. Le organizzazioni internazionali per i diritti umani documentano maltrattamenti, torture, condizioni di detenzione degradanti e uso di accuse estremiste per reprimere il dissenso. Il risultato è un ambiente interno profondamente securizzato, dove la detenzione politica non rappresenta un’eccezione, ma una leva ordinaria di gestione della società.

La repressione interna non è fine a sé stessa: rafforzando il controllo sul territorio e neutralizzando il dissenso, il regime di Lukašėnkaha consolidato una stabilità autoritaria che gli permette di agire con maggiore libertà sul piano internazionale. Tra il 2021 e il 2025, la riduzione della mobilitazione civica ha coinciso con un aumento della cooperazione militare e strategica con la Russia, trasformando la Bielorussia in un hub logistico e operativo per le azioni russe contro l’Ucraina. Secondo l’Institute for the Study of War, Minsk ha permesso il transito di truppe, rifornimenti e missili russi attraverso il suo territorio, fornendo supporto strategico cruciale nelle fasi più delicate del conflitto.
Allo stesso tempo, il regime ha consolidato strumenti di pressione sui confini europei: dai flussi migratori strumentalizzati nel 2021–2023, fino alle incursioni nello spazio aereo di Lituania e Polonia nel 2025, considerate parte di una campagna di guerra ibrida coordinata con Mosca. Questo collegamento tra controllo interno e capacità esterna di pressione dimostra come la stabilità autoritaria non sia un fatto locale, ma un elemento che influisce direttamente sulla sicurezza europea, compresa quella italiana. In altre parole, ciò che accade dentro i confini bielorussi produce effetti concreti nella nostra vita quotidiana e nel quadro strategico dell’Unione Europea. La Bielorussia è una fabbrica di operazioni ibride dirette contro gli Stati membri dell’Unione Europea. Nel corso del 2025, dall’1° gennaio in poi la Lituania ha registrato un incremento netto delle violazioni dello spazio aereo da parte di oggetti lanciati dalla Bielorussia, inclusi sia droni sia palloni aerostatici usati per contrabbando, con implicazioni di sicurezza per l’aviazione civile e l’infrastruttura critica dell’UE. Il 9 dicembre 2025, il governo lituano ha dichiarato una situazione di emergenza nazionale in risposta a centinaia di incursioni di palloni provenienti dal territorio bielorusso che hanno ripetutamente disturbato il traffico aereo e causato oltre 600 violazioni dell’aria lituana in pochi mesi, con impatti significativi su voli civili e migliaia di passeggeri coinvolti. Il Parlamento Europeo ha condannato questa campagna di attacchi ibridi coordinati dalla Bielorussia contro la Lituania e più ampiamente contro gli Stati UE, con richiami forti alla protezione delle frontiere e alla sicurezza collettiva. Il Consiglio Europeo ha formalmente ammonito Minsk per azioni persistenti, provocatorie e inaccettabili contro gli Stati membri UE, comprese violazioni dello spazio aereo e altri comportamenti destabilizzanti.
In un mondo, per lo più, passivo dinanzi agli schermi non può mancare una attenta pratica della disinformazione. Le autorità bielorusse e i media statali, come Belarus 1 e l’agenzia di stato BelTA, non si limitano a trasmettere informazioni interne, ma sono stati identificati come fonti di narrazioni manipolate e fuorvianti verso l’esterno, incluse narrazioni dirette contro l’UE e la NATO come alleanze considerate ostili o decadenti. In diversi periodi del 2025, l’analisi dei contenuti trasmessi da canali ufficiali bielorussi ha mostrato una copertura strutturata su Polonia, Lituania e altri vicini, con fra il 21% e oltre il 45% dei contenuti classificati a “alto rischio di disinformazione”. Queste affermazioni sono ripetute con frequenza e strutturate in maniera tale da creare percezioni distorte o irrealistiche negli spettatori, che essi siano interni al paese o esterni (i confini nella disinformazione non esistono). Poi vi è la deumanizzazione di tutti noi cittadini della UE e della NATO.
Insomma in questo nostro condominio, ogni scelta di un Paese scuote le pareti degli altri, ogni decisione attraversa corridoi invisibili, ogni conseguenza arriva oltre la propria porta. Non possiamo più ignorare ciò che accade accanto a noi: perché, alla fine, in questo grande condominio, ciò che riguarda uno riguarda tutti.
Simona Carucci