
Triste constatare che, checché se ne dica, siamo sempre sovrastati dalle urgenze elettorali e sembra che non ci sia mai tempo di affrontare i grandi temi che tutti vorremmo perseguire. Eppure non possiamo allo stesso tempo dimenticare, neanche per un istante, il motivo per cui siamo qui ad arrabattarci, con grave nocumento allo stomaco, al fegato e alla salute generale, alla ricerca del sistema per realizzare una comunità migliore per tutti.
Dove, non lo nego, l’idea di una comunità migliore per tutti nasconde, in maniera per nulla velata, il desiderio di un presente ed un futuro migliore per sé e per i propri cari; che male c’è?
Che poi non è una invenzione mia ma solo l’intento e il pensiero alla base del pensiero liberale protestante, in contrapposizione al pensiero autoritario cattolico che si autoproclama, non necessariamente a ragione e anzi certamente a torto (ma questo è un altro discorso), titolare delle radici dell’Europa moderna.
È l’individualismo laico in opposizione alla vulgata dell’etica dell’obbedienza alla verità rivelata (da chi, a che titolo?).
Per tornare alle più prosaiche necessità della convivenza si tratta, qui in Italia almeno e qui ci fermeremo per ora, di capire e decidere in che maniera noi normali cittadini possiamo contribuire al mantenimento di una società più civile e più giusta.
E come? Certamente sottoponendo ogni proposta all’esame critico, e certamente scomponendolo in molteplici criteri tutti però riconducibili ad un unico interrogativo: a chi giova?
Il concetto di “Dio, Patria e Famiglia” ha governato a lungo il pensiero e le azioni della maggioranza delle famiglie italiane partecipi di una tradizione etica di matrice cristiana portatrice, ma non in esclusiva, di inoppugnabili verità ma anche di contestabili interpretazioni etiche secondo cui la verità e il benessere vengono dall’alto e devono essere accettate per dogma. Per fortuna già dal ’500 ci fu chi contestò la pretesa cattolica di essere portatrice di verità da accettare per fede e diede inizio ad un processo di liberazione delle coscienze che portò al rinascimento delle menti e dei popoli in politica e alla nascita dei moderni Stati liberali, emancipatisi dal pensiero tomistico, che hanno fatto la fortuna e la ricchezza dell’Europa moderna quale la conosciamo oggi. Ed è a questo pensiero che oggi la parte d’Italia più illuminata e consapevole deve ispirarsi.
In un ambiente sempre più polarizzato fra populismi ugualmente distribuiti e consapevolmente uniti in improbabili poli artificiali utili solo per distribuirsi il potere indipendentemente dal bene comune e tutti uniti lungo la strada che porta alla fine della democrazia intesa come governo di tutti per il bene di tutti l’unico spiraglio di salvezza a me appare quella piccola percentuale di persone che a questo sistema non intendono assoggettarsi e giocano la carta della terzietà rispetto all’elefante dell’accordo del “tutti uniti contro il volere dei cittadini” che è l’attuale sistema bipolare italiano.
Senza con questo dare carta bianca a chi si schiera contro questo sistema che ci sta affossando e annullando la volontà della cittadinanza in favore della volontà di pochi mi sento di dare credito alla proposta di chi annuncia di voler uscire dalle logiche attuali.
Meno spazio alle segreterie dei partiti. La volontà dei cittadini torni ad essere la bussola dell’azione politica. Se questo non è logicamente da aspettarsi dai partiti stessi almeno proviamo a dare credito a chi nei programmi e nella sua scelta di schieramento propone di cambiare queste dinamiche.
Per questo motivo anche quest’anno continuerò a dare la mia fiducia ad Azione. Esistono molti motivi di dubbio, molte cose da migliorare, uno schieramento da definire meglio precisando in maniera più netta cosa Azione vuole essere e cosa no, un’organizzazione periferica tutta da riorganizzare e rendere più trasparente.
Ma al di là dei dubbi persiste tuttavia la consapevolezza che il sistema che i partiti si sono cuciti addosso va abbattuto democraticamente il più presto possibile, prima che sia troppo tardi.
Mi tapperò perciò il naso (ma non all’infinito) di fronte all’occupazione del mio partito da parte dell’immancabile componente clericale che sotto le spoglie di un contestabile falso buonismo accoglie sotto la sua bandiera istanze che sono comunque valide a priori senza che la loro paternità venga da essa rivendicata (l’etica è preesistente al cristianesimo, che a loro piaccia o no).
Purché in nome dei loro principi non vengano emarginate tutte le istanze che la parte più progressista del partito propone e porta avanti come:
la denuncia del concordato e dei privilegi del Vaticano, che comportano un esborso di 6 miliardi di euro all’anno fra proventi dell’otto per mille e privilegi vari a carico dello Stato che potrebbero essere utilizzati in ben più meritori interventi a favore dei cittadini o comunque in favore del bilancio dello Stato.
la presa di posizione netta in favore della laicità dello Stato, sul modello francese.
L’Italia non può più reggere un sistema di governance basato sul confessionalismo, questo è certo. E’ necessario decidere una volta per tutte se schierarsi dalla parte dell’occidente progredito o da quella degli stati teocratici. Una volta fatta la scelta tutto il resto viene automatico come , per esempio, il riconoscimento di una unione fra Stati in base all’interesse comune e non all’accettazione di norme dettate dall’alto da religioni obsolete e di conseguenza l’adesione all’Europa come unione dei popoli e degli Stati preesistenti sulla base del riconoscimento del multiculturalismo ma anche delle comuni radici, storia e cultura.
Il bando al sovranismo locale in favore di un sovranismo allargato all’intera unione.
L’esaltazione della cultura della conoscenza in contrapposizione alla cultura delle fake news e dell’informazione etero diretta.
Nel nostro piccolo mi piacerebbe anche che il partito rivolgesse la sua massima attenzione e impegno ad operare perché l’attuale legge elettorale venga al più presto soppressa in favore di una che torni a dare al cittadino elettore il diritto di scelta che gli è attualmente negato. Il singolo cittadino al centro di tutto in contrapposizione alla verità calata dall’alto. In fondo tutto il succo del mio discorso sta qui.
Se il cittadino viene rimesso in condizione di scegliere lo farà bene o male ma lo farà secondo il principio della democrazia che in linea di principio tutti a parole desideriamo (qualcuno non è d’accordo? Parliamone). Saremo capaci di arrivarci?
Alberto D’Ambrosio