Addio a Gino Paoli: il legame nascosto con Roseto degli Abruzzi

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di Paolo De Carolis

La scomparsa di Gino Paoli chiude una stagione irripetibile della canzone italiana, quella dei grandi autori capaci di fondere poesia e musica con naturalezza disarmante. Ma accanto ai capitoli più noti — da Il cielo in una stanza a Sapore di sale — esiste una storia meno raccontata, che lega il cantautore ligure all’Abruzzo e, in particolare, a Roseto degli Abruzzi.

Un artista oltre la musica

Prima di affermarsi definitivamente come uno dei protagonisti della scuola genovese, Paoli sperimentò linguaggi diversi. Non solo parole e note: anche segno, grafica, immagine. Una curiosità artistica che lo portò a cimentarsi, agli inizi della carriera, in ambiti oggi quasi dimenticati. Ed è qui che si inserisce il legame sorprendente con Roseto.

Il logo che raccontava una visione

Nel momento in cui la località adriatica muoveva i primi passi verso la sua “età aurea” come centro turistico balneare, serviva un’identità visiva capace di raccontarne il potenziale. Non solo spiagge, ma uno stile, un’idea di vacanza. Secondo ricostruzioni e memorie locali, fu proprio la mano di Gino Paoli a contribuire a quell’immaginario: un logo pubblicitario destinato a promuovere Roseto in una fase cruciale della sua crescita. Un pronto e valido soccorso sulla veridicità della notizia è arrivata da un collega di lungo corso, bravo e attendibile come un testo sacro: Umberto Braccili che ne ha una memoria diretta. Suo padre, Luigi, detto “Giggino”, storico, giornalista, antropologo e scrittore molto apprezzato, insieme a Tonino Bruscia, allora presidente dell’azienda di Soggiorno e ad Ettore Alcini, segretario, in quegli anni sono saliti a Milano per vedere i risultati della creatività del grafico Gino Paoli, di cui, lo stesso Umberto Braccili, oggi ne conserva gelosamente copia. Non una canzone, dunque, ma un segno grafico. Un gesto creativo diverso, eppure coerente con la sensibilità di un autore abituato a evocare mondi con pochi tratti essenziali.

Roseto, da borgo a destinazione

Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, Roseto degli Abruzzi si trasformava rapidamente:

  • – sviluppo delle strutture ricettive
  • – valorizzazione del lungomare
  • – promozione turistica sempre più organizzata

In questo contesto, anche l’immagine diventava strategica. E quel contributo — silenzioso ma significativo — si inseriva in una stagione in cui tutto stava cambiando.

Un legame discreto, ma autentico

Non è un episodio entrato nei manuali, né uno dei passaggi più celebrati della biografia di Paoli. E proprio per questo ha un valore particolare: racconta l’ampiezza del suo sguardo artistico e la capacità di incidere anche fuori dal perimetro musicale.Un legame con l’Abruzzo intimo, laterale, ma reale, che oggi riemerge come una piccola tessera di memoria culturale.

L’eredità

Se le canzoni di Gino Paoli continueranno a essere cantate e reinterpretate, resta anche questa traccia meno visibile: un segno grafico, un’intuizione visiva, un frammento di storia turistica. E forse è proprio questo il modo più giusto per ricordarlo: non solo come autore di capolavori, ma come artista completo, capace di lasciare impronte diverse — anche su una costa adriatica che, allora, stava imparando a raccontarsi al mondo.