Giovane pescarese radicalizzato in rete, progettava una strage a scuola

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Un diciassettenne pescarese, domiciliato in Umbria, è stato arrestato dai carabinieri del Ros con accuse pesantissime: progettazione di una strage in una scuola, propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, oltre alla detenzione di materiale con finalità di terrorismo. Secondo l’ordinanza di custodia cautelare, il ragazzo avrebbe individuato come possibile obiettivo il liceo artistico Misticoni di Pescara, istituto che però non risulta aver mai frequentato.

Il progetto di strage e i riferimenti alle stragi internazionali

Nel provvedimento il gip parla di “espresso intento” di compiere azioni analoghe alle stragi di Utoya e Christchurch, evocando “una nuova Columbine presso il liceo artistico Misticoni di Pescara”, come esito di un’attività di autoaddestramento coltivata nel tempo. Già nel 2024, quando aveva 15 anni, il giovane avrebbe scritto messaggi in cui annunciava l’idea di “replicare la Columbine” una volta arrivato in quinta, e di compiere una sparatoria prima di togliersi la vita.

Si tratta di formulazioni che, secondo gli inquirenti, non sarebbero semplici provocazioni adolescenziali, ma parte di un percorso di radicalizzazione strutturato, alimentato da contenuti estremisti e da una narrativa violenta assorbita online.

Armi, ordigni e propaganda neonazista: la rete “Werwolf Division”

Dalle indagini emerge che il diciassettenne stava lavorando alla fabbricazione di armi e ordigni di tipo chimico e gestiva un gruppo Telegram in cui circolavano manuali per la costruzione di armi, documenti di propaganda suprematista, antisemita e razzista, oltre a contenuti riconducibili all’ideologia neonazista. Seguiva anche un altro canale incentrato sulla presunta superiorità della “razza ariana”.

L’operazione che ha portato al suo arresto si inserisce nel più ampio filone “Hate” sulla rete neonazista “Werwolf Division”, coordinato dalla Procura per i minorenni dell’Aquila. L’inchiesta coinvolge anche il Teramano, dove risultano indagati altri quattro minorenni: tre residenti a Teramo (tra cui uno studente originario di Pescara) e uno a Sant’Egidio alla Vibrata, tutti raggiunti da perquisizioni.

Sul telefono del ragazzo sarebbero stati trovati anche video e filmati pedopornografici, elemento che aggrava ulteriormente il quadro investigativo.

L’intervento dei Ros e il ruolo delle procure minorili

L’operazione dei carabinieri del Ros si è sviluppata tra Abruzzo, Emilia-Romagna, Umbria e Toscana, a conferma di una rete di contatti che travalica i confini regionali e si struttura soprattutto online. Il coinvolgimento della Procura per i minorenni dell’Aquila segnala la delicatezza del caso: da un lato la necessità di prevenire qualsiasi rischio concreto per la collettività, dall’altro la gestione di soggetti ancora in età evolutiva, spesso intercettati in una fase di fragilità personale e identitaria.

In questo contesto, l’azione repressiva si accompagna – almeno nelle intenzioni – a percorsi di recupero e presa in carico, che però restano complessi quando la radicalizzazione si intreccia con ideologie estremiste, culto della violenza e isolamento sociale.