Negli ultimi quattro anni le famiglie italiane hanno beneficiato di una riduzione del carico fiscale pari a oltre 33 miliardi di euro. Nonostante ciò, la pressione fiscale complessiva è tornata a crescere, attestandosi nel 2025 al 42,8 per cento. Una dinamica che, secondo l’Ufficio studi della CGIA, si spiega soprattutto con l’aumento dell’occupazione e con il maggior prelievo richiesto alle grandi imprese, alle banche e alle assicurazioni.
Le ultime quattro Leggi di Bilancio varate dal governo Meloni hanno introdotto diversi interventi a favore dei nuclei familiari: dall’innalzamento della soglia della flat tax per gli autonomi al taglio del cuneo fiscale, ottenuto tramite l’accorpamento dei primi due scaglioni Irpef e la riduzione dell’aliquota del secondo scaglione. Nel complesso, queste misure hanno alleggerito il peso delle imposte sulle famiglie per 45,7 miliardi di euro. Considerando però le risorse già stanziate dai governi precedenti e gli interventi temporanei, il beneficio effettivo si attesta a 33,3 miliardi.
Parallelamente, il gettito fiscale è aumentato grazie alla crescita dell’occupazione e ai numerosi rinnovi contrattuali degli ultimi anni, che hanno determinato un incremento delle retribuzioni e, di conseguenza, delle entrate tributarie e contributive. A ciò si aggiungono alcune scelte normative che hanno inciso sulle società di capitali, come la sospensione della deducibilità di specifiche voci di costo e l’abrogazione dell’ACE, misura che garantiva circa 4 miliardi di sconto fiscale all’anno.
A partire da quest’anno, inoltre, banche e assicurazioni verseranno complessivamente 5,6 miliardi di euro in più, tra revisione della disciplina sugli extraprofitti e inasprimento dell’Irap. Un contributo significativo che si somma agli effetti statistici del taglio del cuneo fiscale, il quale, pur riducendo le imposte sui lavoratori dipendenti, comporta una parte di spesa pubblica contabilizzata come bonus.
Secondo l’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica di Milano, tra il 2019 e il 2023 il reddito dei lavoratori dipendenti è cresciuto del 16,8 per cento, quasi in linea con l’inflazione del 17,2 per cento. Gli interventi sul cuneo fiscale hanno quindi contribuito a neutralizzare gli effetti del fiscal drag e a sostenere il potere d’acquisto, attenuando le perdite legate al mancato adeguamento delle retribuzioni ai prezzi.
