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      Presunta truffa del Gruppo editoriale Gedi all’Inps, indagati anche a Pescara e nel Chietino

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      Cinque aziende e più di 100 indagati, tra cui una persona residente a Pescara e una nel Chietino, pensioni bloccate in autotutela e maxi richieste di risarcimenti. Sono questi i numeri dirompenti di un’inchiesta nazionale che sta scuotendo il mondo dell’editoria. Sotto le lenti di ingrandimento degli inquirenti e dell’Inps, che ritiene di aver sborsato 22,2 milioni di euro non dovuti, c’è l’ondata di prepensionamenti – siamo agli inizi degli anni ’10 – del Gruppo Gedi, ex proprietario del quotidiano Il Centro, passato da qualche anno a un gruppo editoriale locale. E’ bene rimarcare che il presunto reato di truffa aggravata non coinvolge assolutamente la nuova proprietà della testata abruzzese, nel cui attuale organico non figurano indagati. Il Gruppo Gedi è accusato di presunti trucchi per il ritiro anticipato dal lavoro dei dipendenti (non risulta siano giornalisti). Si va dai demansionamenti all’esubero fittizio. I prepensionamenti portarono grandissimi risparmi al Gruppo, stimati in 38,9 milioni di euro.

      Nel mirino del pm Francesco Dall’Olio, che ha da poco firmato l’avviso di conclusione delle indagini, ci sono anche nomi eclatanti: Monica Mondardini ex ad del Gruppo e attuale ad della Cir, cassaforte dei De Benedetti, che erano i proprietari di Gedi; Roberto Moro e Romeo Marrocchio, rispettivamente ex capo ed ex vice capo delle Risorse umane, e Corrado Corradi, ex direttore della divisione Stampa nazionale del Gruppo.

      Le aziende al centro delle indagini sono il Gruppo Gedi, la concessionaria pubblicitaria Manzoni, Elemedia, Gedi news network e Gedi printing. Tra i pensionati a cui è contestato il presunto reato, due sono deceduti. Per gli altri, è scattato il blocco dell’assegno di pensione da parte dell’Inps, che ha accompagnato il severo provvedimento da richieste, altrettanto severe, di restituzione degli assegni versati in anni e anni. In alcuni casi, l’indagato è chiamato a rimborsare circa 300mila euro.

      Viene da sé che i prepensionati si ritrovano con la vita sconvolta: non posso più contare sulla pensione, devono restituire i soldi presi e affrontare una battaglia giudiziaria che sarà lunga. Gli indagati sono residenti nelle province di Pescara, Chieti, Campobasso, Roma, Milano, Monza, Pavia, Bolzano, Udine, Novara, Genova e Livorno. (cro.pe.)

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