Diciamoci la verità: il sistema di reclutamento in Italia è sempre stato un labirinto. Ma stavolta c’è qualcosa di diverso nell’aria. Il prossimo ciclo del TFA (il Tirocinio Formativo Attivo) viene percepito come l’ultimo di un’epoca. Perché? Perché l’Europa ci chiede di cambiare marcia e il PNRR spinge verso nuovi percorsi di abilitazione da 30, 36 o 60 CFU che, col tempo, potrebbero assorbire o trasformare radicalmente la specializzazione sul sostegno così come l’abbiamo conosciuta.
La domanda che rimbalza nelle sale professori è sempre la stessa: “Riuscirò a entrare senza fare i test?”. La risposta, per fortuna, è un raggio di sole per i veterani. Chi ha già dato anima e corpo in classe per almeno tre anni negli ultimi cinque, dovrebbe avere una corsia preferenziale: accesso diretto, niente incubo della prova preselettiva, dritto alla meta.
Tuttavia, se per i “triennalisti” si apre una porta di servizio, per tutti gli altri, dai neolaureati a chi possiede i famosi 24 CFU (presi entro ottobre 2022), la salita resta ripida. Per loro, l’XI Ciclo non è un regalo, ma una conquista da strappare con le unghie. Queste “nuove leve” dovranno affrontare la temuta triade delle prove: il test preselettivo, lo scritto e l’orale. Una sfida di nervi saldi e preparazione feroce, ma necessaria per “blindare” il proprio futuro professionale prima che le regole del gioco cambino definitivamente verso i nuovi crediti abilitanti.
Al di là dei codici e dei requisiti, c’è un tema sociale enorme che scotta. Specializzarsi sul sostegno oggi in Italia non è solo una mossa strategica per avere lo stipendio sicuro. È una scelta di campo. Parliamo di professionisti che decidono di dedicarsi alla fragilità, in un sistema che spesso li lascia soli con classi pollaio e poche risorse.
La mancanza di docenti specializzati è diventata un’emergenza nazionale per le famiglie. Senza insegnanti formati, il diritto all’inclusione diventa un miraggio: i ragazzi perdono continuità didattica e i genitori sono costretti a battaglie legali estenuanti solo per vedere garantito ciò che la legge già prevede. Ogni cattedra coperta da un docente non specializzato è un’occasione persa per l’autonomia di uno studente. Un insegnante specializzato non “aiuta” solo il bambino, salva l’intero equilibrio familiare.
Non c’è tempo per le esitazioni. Per non perdere questa “finalissima”, ecco i passi fondamentali da compiere subito:
- Monitoraggio costante: I bandi non escono tutti insieme; ogni Università pubblica il proprio. Bisogna presidiare i siti degli Atenei scelti.
- Verifica dei titoli: Assicuratevi di avere i crediti necessari per la vostra classe di concorso o che i vostri 24 CFU siano certificati correttamente.
- Certificazione del servizio: Per chi punta alla riserva dei posti, è fondamentale avere sottomano i certificati che attestino i 180 giorni per anno scolastico.
- Preparazione mirata: Chi non rientra nell’esonero non può aspettare il bando per aprire i libri. La preselettiva richiede uno studio specifico su pedagogia e psicologia dell’età evolutiva.
Non è il momento di stare a guardare. Se sei un docente precario, questo bando è la tua occasione d’oro. Il sistema sta mutando pelle e la finestra per entrare con le vecchie regole si sta chiudendo velocemente. La sensazione è che, dopo l’XI Ciclo, nulla sarà più come prima.
Diego Schiazza
