Mercosur, Cia: «La qualità del Made in Italy non si baratta. Restiamo in allerta sull’accordo»

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Fini: «Soglia al 5% passo avanti, ma servono regole uguali per tutti e controlli serrati»

Roma, 9 gennaio – La Cia-Agricoltori Italiani mantiene alta l’attenzione sull’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur, nonostante il recente passo avanti rappresentato dall’abbassamento al 5% della soglia di salvaguardia, come richiesto dall’organizzazione agricola. A ribadirlo è il presidente nazionale Cristiano Fini, che accoglie con prudenza l’intesa raggiunta dal Coreper II, sottolineando come la tutela del Made in Italy agroalimentare resti una priorità assoluta.

«La qualità del nostro Made in Italy non si baratta – afferma Fini –. Il nostro sì all’accordo resta vincolato alla parità di regole e condizioni, e a controlli serratissimi, all’altezza degli standard produttivi e sanitari che i nostri agricoltori sostengono con responsabilità e sacrifici. Standard che sono un diritto per tutti i cittadini europei».

«Sulla reciprocità solo promesse: serve vigilanza costante»

Il presidente della Cia richiama alla cautela: «Tutta la partita sulla reciprocità è ancora un elenco di promesse e proposte annunciate, arrivate dall’ultimo Agrifish in risposta alle nostre pressioni e al lavoro delle istituzioni italiane».

Per l’organizzazione agricola, le intenzioni non bastano. L’Italia deve continuare a presidiare il negoziato, evitando che l’accordo venga influenzato da dinamiche geopolitiche che potrebbero indebolire l’Europa.

Clausola di salvaguardia, controlli e standard: le richieste della Cia

La Cia chiede un regolamento stringente e dettagliato, che preveda:

  • attivazione automatica della clausola di salvaguardia al superamento della soglia del 5% nella variazione prezzo-volume
  • controlli sulle importazioni ben oltre il 50% dei prodotti
  • allineamento rigoroso agli standard produttivi e fitosanitari europei
  • livelli massimi di residui portati allo “zero tecnico”, soprattutto per frutta e prodotti sensibili

Particolarmente delicati i dossier su carne e riso. «Non possiamo abbassare la guardia – avverte Fini –. Non è accettabile che entrino sul mercato europeo prodotti coltivati o allevati con sostanze e metodi vietati in Europa, né quantità tali da danneggiare il mercato interno. Ne va della salute dei cittadini e della tenuta delle nostre aziende».

Opportunità per l’export, ma solo con garanzie solide

La Cia riconosce che il Mercosur rappresenti un’opportunità per alcuni settori di punta dell’export italiano, come vini, formaggi e prodotti Dop e Igp. Per l’Europa il valore potenziale dell’accordo sfiora i 5 miliardi, con un incremento per il Made in Italy agroalimentare superiore al mezzo miliardo.

«Possiamo alzare ulteriormente l’asticella – conclude Fini – in termini di protezione e promozione. È strategico intervenire ora sul giusto prezzo da riconoscere ai produttori, promuovere la cultura del cibo buono e sano e valorizzare il lavoro dei nostri agricoltori. Gli accordi commerciali hanno senso solo se creano efficienza, competitività e vantaggi reciproci».

Il tempo per correggere la rotta è quello del negoziato che ora passa al Parlamento europeo e ai 27 governi, chiamati a valutare la nuova proposta.