Il 12 febbraio 2026 il locale Jhôrizo, nel cuore di Corso Manthonè di Pescara, ha ospitato l’inaugurazione di Cuore di Carta, mostra collettiva a cura di Laura Lamaratta, nata da una call aperta alla cittadinanza e costruita attorno a un tema tanto materiale quanto simbolico.
Carta come supporto, certo — disegno, studio, appunto — ma anche carta come metafora di un cuore fragile, esposto, vulnerabile. Un cuore che può piegarsi, strapparsi, ricomporsi. Accanto alle opere su carta, la mostra ha accolto tele, lavori multimaterici, fotografia e interventi plastici, ampliando il concetto di fragilità in una pluralità di linguaggi. Il vero calore della serata è stato quello dell’essersi ritrovati: artisti che per la prima volta hanno lavorato insieme, confrontandosi anche sull’allestimento e costruendo una sinergia che promette continuità.
La serata si è accesa con la performance di Michael Passalacqua, che ha portato in mostra collage fotografici arricchiti da cristalli e foglia d’oro, superfici frammentate capaci di riflettere e moltiplicare la luce.
Durante l’opening ha coinvolto il pubblico in uno scatto dal vivo, ponendo una domanda diretta e personale: “Qual è il momento in cui hai superato una rottura?”. I partecipanti, rispondendo prima dell’obiettivo, sono diventati parte integrante dell’opera, trasformando la fotografia in un’esperienza condivisa.
Cristalli e aperture, simboliche ed emotive, hanno segnato così l’inizio della mostra.
Il tema dell’amore — nella sua nascita e nelle sue fratture — attraversava anche le opere multimateriche di Federica Bascelli, dove materia e tensione visiva dialogano sul filo sottile che separa costruzione e distruzione. Nei suoi lavori si avverte l’idea del cortocircuito emotivo: quel punto improvviso in cui un legame si accende o, al contrario, si spezza, lasciando tracce visibili.
Sul tavolo, sfogliabili e disponibili al pubblico, i book artistici di Giovanna Zampagni invitavano a un tempo lento. Dalla serie “Sì”, presentata a Fotografia Europea 2023, ai suoi “Studi sull’amore”, l’artista ha costruito negli anni un’opera corale chiedendo alle persone di inviarle un’immagine del proprio concetto d’amore. Ne è nata una sequenza lunga tre metri, realizzata con carboncino, acquerelli e tecnica mista, che intreccia memoria personale — dal suo vissuto tra Matera e Pescara — e memoria collettiva, in un racconto visivo continuo e stratificato.
Accanto a queste presenze, Paride Mariotti ha portato la sua ricerca sul recupero e sul riuso, creando lavori in cui elementi di riciclo trovano nuova forma: quadri e strutture insolite dove nulla si butta e tutto si ricrea, in un gesto che è al tempo stesso estetico ed etico.
La pittura di Jenny Raccioletti si muove invece su un registro fragile ma intensamente poetico, con superfici che sembrano sospese, capaci di suggerire più che dichiarare, in perfetta sintonia con il tema della mostra.
Melania Ferri — Amelia — ha contribuito con un linguaggio personale che si inserisce nel dialogo collettivo, confermando come ciascun artista abbia declinato il “cuore di carta” secondo il proprio stile e la propria sensibilità, senza sovrapposizioni ma in un confronto fertile.
Tutti loro, Federica Bascelli, Michael Passalacqua, Giovanna Zampagni, Paride Mariotti, Jenny Raccioletti, Melania Ferri, Jasmine Di Benedetto e Marco D’Incecco hanno costruito un primo capitolo di un progetto che guarda oltre l’evento singolo. L’intenzione è quella di creare un circuito stabile di arte contemporanea capace di emergere anche in panorami più ampi: micro realtà che, unite, possono sviluppare una forza nuova, capace di smuovere anche uno spettatore non sempre avvezzo ai linguaggi contemporanei.
Cuore di Carta non è stata soltanto una mostra, ma l’inizio di una possibilità condivisa. E il cuore, anche se di carta, ha dimostrato di saper battere con sorprendente intensità.
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