
di Pierangela Dell’Oglio
Quando ero piccola tutti dicevano che ti somigliavo molto: capelli castani, fronte aperta, birichina e chiacchierona come te.
Sono stata sempre al centro del tuo cuore. Mi hai fortemente voluta e senza risparmio, racconti tu malizioso.
Classe ‘37, pugliese, ottavo di undici figli. Eri un maestro appassionato nell’Italia degli anni sessanta, prima nella Sardegna povera di allora, poi in Piemonte, quando gran parte della forza lavoro meridionale si trasferiva nella ricerca disperata di un lavoro.
Eri un esempio di “integrazione possibile” per i genitori dei bambini del Sud, perché tu capivi il loro parlato e poi eri forte, autorevole e capace di ricostruire, con affetto e competenza, l’autostima di chi, nella scuola elementare, veniva visto solo come “un caso difficile” .
Forse è ascoltando i tuoi racconti che ho ereditato la passione per le anime in crescita, soprattutto quelle in difficoltà, quelle su cui è più dura scommettere. Sono queste però che danno più dolori e gioie allo stesso tempo.
La mia mente, come la tua, si ribella ai pregiudizi. Lo spirito critico, chiamato “spirito di contraddizione” dalle menti più semplici, contraddistingue me e te.
Il tuo affetto è sempre forte, anche ora che i nostri ruoli si sono ribaltati perché sei anziano e hai più bisogno di me. Io mi faccio ascoltare, a volte ti sgrido per i pasticci e le dimenticanze, però poi ti vizio e ti coccolo moltissimo. Cerco, come posso e più che posso, di farti stare sereno nella tua grande casa di campagna, che hai riempito di piante, dischi, ricordi.
La tua giornata ora inizia innaffiando il giardino, poi leggi tantissimo, aspetti Forum e ti fai coinvolgere dalle liti furibonde in tribunale. La televisione è a tutto volume e io spesso mi lamento: non bastano i nostri problemi?
Non viviamo insieme, ma io pranzo sempre con te da cinque anni a questa parte. Ogni giorno prepari tu e mi telefoni al mattino presto per sapere se va bene quello che hai pensato per noi. Il brodo è una costante settimanale, anche se è estate e ci sono 42 gradi, poi il passato di verdure, il sughetto con i funghi e la pasta, l’insalata di cetrioli e pomodori, le zucchine sott’olio. Te la cavi bene, ma cucini per sei persone quando siamo solo in tre. Per fortuna c’è Argo, il nostro cane, che spazzola tutto come un aspirapolvere!
Mi chiedi spesso di uscire per fare una passeggiata: ti piacciono le librerie, le vetrine dei vestiti, il gelato in coppetta. Ogni tanto ti porto al mercatino delle pulci e ti lascio curiosare fra i vecchi dischi in vinile. Chissà quanti ricordi ! Io ti osservo da lontano, mentre curioso anch’io fra le cianfrusaglie.
Fino a pochi anni fa eri un grande camminatore, facevi volentieri chilometri a piedi o in bicicletta, anche perché non hai mai guidato un’automobile. Tutti i tuoi coetanei si chiedevano come facessi a fare a meno della patente: tu sorridevi dicendo che non ne avevi bisogno, anzi , facendo così risparmiavi. Era vero!
Ogni tanto ti porto al mare. Tu guardi l’acqua che arriva sulla battigia e racconti, poi leggi. Mi fa bene il pensiero di farti cosa gradita.
Ne hai passate tante, ma sei stato intraprendente come pochi.
La mancanza di mamma è forte, lei ti amava profondamente. Ti stava appiccicata, voleva fare tutto insieme a te, ti controllava, sapeva di ogni tuo spostamento, conversazione, amicizia. Era gelosa del tuo essere comunicativo con chiunque, socievole, sempre aperto a nuove conoscenze. Tu le raccontavi tutto, come si fa alla migliore amica.
Ogni tanto litigavate forte, concludendo le frasi con “devo prendere una decisione!” e io da piccola avevo paura che vi lasciaste per davvero. Oggi so che non sarebbe mai potuto accadere.
Durante le vostre liti la tua mente andava lontano, immaginando un altro matrimonio, con la fidanzata di cui io porto il nome. Solo da anziano hai realizzato che con lei non ci sarebbe stata in ogni caso un’unione concreta.
Hai giustificato la scelta del mio nome dicendo che avresti voluto una figlia che le somigliasse. Forse un pochino è successo. Lei come me non è impermeabile alla sofferenza altrui. Ma aiutare chi veramente non sa come campare non ha mai fine. Resto a volte soffocata dalla responsabilità di aver scelto di condividere il cammino con alcune persone e di averne a cuore il destino. Spesso mancano la cultura, le idee, i contatti giusti, anche le forze psicologiche per risolvere certe situazioni difficili. Capita anche che tutto all’improvviso parzialmente si aggiusti, ma che fatica!
La preghiera mi conforta sempre.
Dopo nove anni dalla mia nascita adottasti mio fratello dall’India, con grandi aspettative per lui. Lo crescesti fra tante difficoltà, forse un po’ in competizione con questo giovane maschio. E’ ammirevole che tu non ti sia mai tirato indietro di fronte ai suoi problemi sempre più gravi di salute mentale e fisica.
Chi lo avrebbe fatto con un figlio non biologico? Tu invece anche ora, ottantasettenne, rimani a fianco a lui, sempre. Siete legati forte, anche se il vostro rapporto a volte è conflittuale: volano brutte parole, irripetibili. Disperazione.
Durante i ricoveri di mio fratello arriva quotidianamente la domanda:” Come sta papà? Che fa?”
A dispetto di tutto, l’amore donato torna, in forme strane e molto misteriose.