Morte di Severino Mingroni, ALC: “La sua storia un esempio di lotta per la vita, libertà e autodeterminazione”

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L’Associazione Luca Coscioni ricorda con profonda commozione Severino Mingroni, storico attivista per i diritti delle persone con disabilità gravissima, scomparso all’età di 65 anni. Da trent’anni impegnato in una battaglia civile senza sosta, Mingroni aveva trasformato la sua condizione di locked-in syndrome in un potente strumento di testimonianza, partecipazione e difesa dei diritti umani.

Colpito nel 1995 da una trombosi dell’arteria basilare che lo aveva reso tetraplegico e non più in grado di parlare, Mingroni era rimasto pienamente cosciente. Grazie agli ausili informatici, in particolare all’headmouse, aveva riconquistato la possibilità di comunicare, scrivere e partecipare attivamente alla vita pubblica. La scrittura era diventata la sua voce, il mezzo attraverso cui rivendicare dignità, autonomia e libertà.

Nel ricordarlo, Mina Welby, Filomena Gallo e Marco Cappato – co-presidente, segretaria nazionale e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni – sottolineano la forza straordinaria della sua testimonianza: “Severino è stato capace di lottare e resistere decenni in condizioni nelle quali non molti avrebbero retto anche solo pochi mesi. La sua storia rappresenta una lotta esemplare per la vita, la libertà e l’autodeterminazione. Intellettualmente rigoroso, ironico e spesso spietatamente onesto, ha trasformato una condizione di estrema costrizione fisica in una battaglia lunga e coraggiosa. La sua voce, affidata alla tecnologia e alle parole, resta una testimonianza potente di diritti civili e dignità umana”.

Welby, Gallo e Cappato ricordano anche il rapporto quotidiano con lui: “Avevamo una chat su WhatsApp con cui comunicavamo e Severino partecipava attivamente ad iniziative per una effettiva vita indipendente, affinché ogni ostacolo burocratico per cure, assistenza e partecipazione alla vita del Paese fosse eliminato per persone che come lui vivevano con una condizione che impediva l’uso del corpo in ogni azione della giornata. Alla sorella Gianna, ai familiari e a tutte le persone che lo hanno assistito e accompagnato in questi anni va un abbraccio affettuoso. Severino ci mancherà, tutte le iniziative con lui intraprese continueranno anche nel suo nome”.

La sua battaglia per la Vita Indipendente è stata una delle più incisive e durature. Mingroni ha denunciato per decenni la mancanza di servizi adeguati, la necessità di assistenza personale autogestita e l’importanza degli ausili tecnologici per garantire autonomia e partecipazione. È stato una voce radicale contro ogni forma di assistenzialismo e infantilizzazione della disabilità, chiedendo con forza che le persone fossero riconosciute come cittadini a pieno titolo.

Tra le sue battaglie più coraggiose vi è stata quella per il riconoscimento dell’assistenza sessuale come parte integrante del diritto alla salute e alla dignità della persona. Mingroni ha affrontato senza reticenze un tabù culturale profondo, denunciando la negazione della dimensione affettiva e sessuale delle persone con disabilità e chiedendo al legislatore di colmare un vuoto che genera solitudine e discriminazione.

Determinante è stato anche il suo contributo alla battaglia per il biotestamento. Mingroni ha sostenuto con forza l’approvazione delle Disposizioni Anticipate di Trattamento, rivendicando il diritto di ogni individuo a decidere in anticipo sui trattamenti sanitari che lo riguardano. Per lui il rispetto della volontà personale era il fondamento di una medicina autenticamente rispettosa della dignità umana.

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