Il 100% Rinnovabili Network esprime forte preoccupazione per il Disegno di Legge 2669, con cui il Governo intende delegare lo sviluppo dell’energia nucleare in Italia. La rete, che riunisce accademici, centri di ricerca, imprese, sindacati e associazioni come Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Greenpeace, Kyoto Club, Legambiente e WWF, ha presentato in audizione parlamentare un’analisi critica dei presupposti tecnici ed economici alla base della proposta.
Secondo la coalizione, l’ipotesi di puntare sui piccoli reattori modulari (SMR) non trova riscontro nei dati disponibili. Nessun SMR è operativo in Occidente e diversi progetti internazionali sono stati sospesi per costi crescenti. Negli Stati Uniti, il progetto NuScale stima un costo dell’energia tra 250 e 354 dollari per MWh, valori considerati fuori mercato. Anche gli unici SMR attivi nel mondo mostrano incrementi di spesa significativi: in Cina lo Shidao Bay 1 è costato il 200% in più del previsto, mentre i due reattori galleggianti russi hanno superato il 300%.
La rete ricorda inoltre che, dal 1951 al 2025, l’11,5% dei cantieri nucleari avviati nel mondo non è mai stato completato. A ciò si aggiunge il problema dei rifiuti radioattivi: gli SMR produrrebbero da due a trenta volte più scorie rispetto ai reattori tradizionali, aggravando una criticità già irrisolta in Italia, che non ha ancora individuato il deposito nazionale.
Sul piano energetico, i dati europei mostrano una tendenza opposta rispetto alla narrativa governativa: nel 2025 solare ed eolico hanno superato il nucleare nella produzione elettrica dell’UE, raggiungendo il 30,1% contro il 23,4%. Parallelamente, il costo degli accumuli industriali continua a diminuire, con le batterie scese a 70 dollari per kWh nel 2025.
Per il 100% Rinnovabili Network, puntare sul nucleare oggi significherebbe rallentare la decarbonizzazione e imporre al Paese investimenti elevati su tecnologie non disponibili. La scelta contrasterebbe inoltre con l’esito dei referendum del 1987 e del 2011, che hanno escluso l’opzione nucleare.
«L’Italia ha già davanti a sé la strada più sicura e conveniente: rinnovabili, efficienza, accumuli e reti intelligenti. Inseguire reattori inesistenti, più costosi e con più scorie non è una scelta lungimirante», afferma la coalizione, che invita a concentrare gli sforzi sulle tecnologie già mature e competitive.
