+Europa, polemica sul Sì nascosto al referendum

0
109
Valerio Federico e Francesco Cima Vivarelli

All’interno di +Europa si riaccende il dibattito sulla gestione politica e comunicativa del partito, questa volta in relazione al referendum sulla separazione delle carriere. A sollevare il caso sono Valerio Federico, già tesoriere nazionale e l’avvocato Francesco Cima Vivarelli, membro dell’Assemblea nazionale e rappresentante della lista Millennium, che denunciano l’“autocensura” della dirigenza rispetto alla posizione ufficiale assunta dall’Assemblea il 13 dicembre, quando il partito aveva deliberato il proprio sostegno al Sì.
Secondo i due esponenti, la linea votata dall’organo collegiale non avrebbe trovato alcuna traduzione nella comunicazione pubblica del partito. Federico e Cima Vivarelli parlano di un silenzio “totale”, sottolineando che nei 68 giorni successivi alla decisione l’organizzazione non avrebbe promosso iniziative, eventi o campagne informative dedicate al referendum. Una mancanza che, a loro avviso, avrebbe lasciato molti iscritti, simpatizzanti ed elettori ignari della posizione ufficiale.
La critica si concentra in particolare sull’attività social del partito: “+Europa ha pubblicato 105 post su Facebook, nessuno dei quali dedicato al merito della materia referendaria”, affermano Federico e Cima Vivarelli. Una scelta che, secondo loro, contrasta apertamente con la decisione dell’Assemblea nazionale e con la tradizione politica del partito, storicamente attento ai temi della giustizia e delle garanzie liberali.
Al centro della polemica vi sono anche alcune dichiarazioni del presidente Riccardo Magi, che – secondo quanto riportato dai due esponenti – avrebbe espresso pubblicamente valutazioni critiche sulla riforma, arrivando a sostenere che l’approvazione del referendum porterebbe alla creazione di “un esercito di 1300 procuratori che si muovono in totale autonomia con la polizia giudiziaria al loro servizio” e che la riforma “non funzionerà”. Per Federico e Cima Vivarelli, tali affermazioni rappresentano un evidente scostamento dalla linea votata dall’Assemblea e contribuiscono a generare confusione tra gli elettori.
La questione si inserisce in un contesto più ampio di discussione interna sulla coerenza delle posizioni pubbliche del partito e sul ruolo della leadership nella gestione delle campagne politiche. +Europa, fin dalla sua nascita, ha fatto della trasparenza e della chiarezza delle posizioni uno dei propri tratti distintivi; per questo, secondo i due esponenti, la mancata comunicazione del Sì rappresenterebbe un problema non solo politico, ma identitario.
Federico e Cima Vivarelli ricordano inoltre che la decisione del 13 dicembre era arrivata dopo un confronto interno articolato, nel quale Magi – inizialmente contrario – aveva accettato la volontà maggioritaria dell’Assemblea. Da quel momento, sostengono, sarebbe però scattata una sorta di “autocensura” che avrebbe impedito al partito di svolgere un ruolo attivo nella campagna referendaria.
Il tema appare particolarmente sensibile per una forza politica che – dalla sua fondazione – ha sempre rivendicato un approccio rigoroso ai processi democratici interni.
Resta ora da capire se il confronto si tradurrà in un chiarimento interno o se aprirà un nuovo capitolo di discussione sulla direzione politica del partito, in un momento in cui il tema della riforma della giustizia è al centro del dibattito nazionale.
Alessio Di Carlo