Caro Carlo,
da te mi arrivano solo le comunicazioni ufficiali, la newsletter, i bollettini delle pagine facebook, i video su Youtube, i commenti degli odiatori che ti contestano e detestano.
Per me sono tutte boccate di aria pura, sprazzi di concetti che vorrei sentire esprimere da tanto tempo, inutilmente.
Quando ti ascolto, quando ti leggo, continuo a dirmi: “ecco un partito da appoggiare; un partito al quale dare il proprio contributo di pensiero, di proposte, di azione; un partito nel quale impegnarsi, un partito nel quale farlo vale la pena.
E’ con questo spirito che ho preso la mia prima tessera, che ho contattato la dirigenza della mia regione, che mi sono messo a disposizione, che ingenuamente e ottimisticamente mi sono buttato nella fossa dei leoni. Non è che non abbia messo in conto la naturale ritrosia di chi, in possesso di un potere sia pure limitato a qualche bega locale, sia restio a cederne una parte.
Non mi stupisce e nemmeno mi interessa. Non vivo di politica.
Ma trovarmi di fronte alle stesse dinamiche dalle quali dopo decenni di attività politica volevo affrancarmi mi ha piuttosto deluso, tanto più che pensavo di trovarmi di fronte ad un partito nuovo e non all’ennesimo nuovo partito, del quale faccio francamente a meno.
Le belle parole, i bei concetti, i bei programmi, le proposte serie che leggo da te restano però sulla carta, nelle buone intenzioni, se non sono appoggiate dal resto del tuo partito (che, almeno finora, è anche il mio). E in verità quando vado ad approfondire, a scavare nei meccanismi locali, il partito che si presenta ai miei occhi non è che l’ennesima versione della classe dirigente di un Italietta che non ha visione, non ha progetti, non ha futuro al di là di quello immediato della prossima elezione nella quale cercare di mantenere le rendite di posizione faticosamente acquisite, ne’ più ne’ meno di quanto fanno gli esponenti di quella classe politica che si vorrebbe, nei programmi e nelle dichiarazioni di intenti, scalzare.
E quindi? In nome della realpolitik continuare ad abbozzare e tirare avanti fidando nei tempi della storia che sono però più lunghi di quanto ci piacerebbe che fossero, posto che la nostra classe politica disponga di una visione che vada al di là dell’orizzonte delle prossime elezioni?
Ma così non si accetta di far parte di quella melma dalla quale si vorrebbe, nei discorsi programmatici di principio, elevarsi? Perchè votare il tuo partito se tanto i suoi esponenti, soprattutto locali, sono sempre gli stessi, un giorno con una casacca e il giorno dopo con un’altra? Franza o Spagna purché se magna?
I buoni propositi si infrangono contro la realtà se non si pongono dei paletti fermi a definire cosa è Azione e cosa non è. Come si fa a dichiarare di ispirarsi al compianto Partito d’Azione se poi contemporaneamente ci si dichiara sturziani? Come si fa a dichiararsi atei (e mi rivolgo a te) se poi le cariche più importanti del partito sono affidate ai cattolici militanti, a quelli delle missioni africane, ai confessionalisti che alla fine risultano essere la spina dorsale dell’attuale partito?
Esiste, secondo me, un fraintendimento importante di base su cosa deve essere un partito politico in termini di definizioni, di posizionamento. In nome del comandamento di non offendere il sentimento religioso di una maggioranza che fra l’altro in realtà non è più tale, constatazione chiara a tutti in Italia meno che ai suoi politici, ci si è condannati a precludere qualunque politica veramente laica, in base alla quale lo Stato e la Religione operano ognuno nel proprio ambito: lo Stato nella vita pubblica, le religioni nelle case e nei propri privati luoghi di culto. Lontani le mille miglia da chi la laicità la persegue da secoli: La Francia, L’Inghilterra, l’occidente propriamente detto in generale.
Ma al di là di quella malattia tutta italiana che ereditiamo e dalla quale faremo fatica a liberarci che è la presenza sul suolo italiano della più retriva monarchia assoluta che l’umanità abbia mai conosciuto, come facciamo a liberarci di una malattia ancora più sottile, ancorché dalla prima indotta, che è quella delle parrocchie , secondo la quale l’unico compito dei cittadini è quello di obbedire, in nome del volere divino, ai poteri combinati del re e del vescovo, escludendo così la partecipazione dei villani alla vita comune negli stessi tempi nei quali in tutta l’Europa progredita l’emancipazione dai potenti tradizionali era già da tempo una battaglia civile vinta?
In un Paese ancora così arretrato, in cui i semi della libertà, uguaglianza e fraternità non hanno mai attecchito, la prima battaglia da combattere dovrebbe essere quella contro l’oscurantismo e in favore della libera determinazione dei popoli.
Battaglia che, ti riconosco, tu persegui in ogni atto della tua vita pubblica ma che è poco convincente se si fa caso a quali sono le personalità politiche con le quali ti accompagni, nelle periferie ancor più che al centro. Fai un giro in provincia, guarda chi sono i tuoi sostenitori, più o meno disinteressati. E poi dimmi se ravvedi in loro uno solo dei concetti che esprimi. Sono i professionisti che esistono in ogni provincia. Ieri erano democristiani, alcuni sono diventati grillini, altri lo sono rimasti pur sotto le bandiere civiche più impensate, altri si sono ritagliatati uno spazio ovunque se ne è creato all’interno degli innumerevoli partiti che sono nati senza potere ma con qualche poltrona da assegnare. Puoi davvero, onestamente, riconoscerti in loro, senza provare un po’ di vergogna?
Ma sono queste cattive compagnie che, se non ti fanno guadagnare che il consenso di pochi cattolici in cerca della poltrona che non hanno trovato in partiti più tradizionali, ti alienano allo stesso tempo il consenso di quella parte della società italiana, oggi non più rappresentata in Parlamento, che persegue il progetto di un Italia laica, in cui l’impegno politico non è una professione a vita ma una corvee da praticare per potersi dire davvero cittadini, un Italia vista non come il luogo da sfruttare per il proprio interesse personale ma come il luogo da rendere il più giusto e il più ricco possibile perché solo così tutti possiamo vivere in un mondo più giusto, più ricco e più libero dai contrasti fra i suoi componenti. In poche parole quella parte della società civile liberale di cui, a parole ma solo a parole, ti fai portavoce.
Se la politica è fatta di compromessi, Carlo, alcuni di essi non possono essere perseguiti senza pagarne il prezzo. Libero tu di prendere le tue decisioni ma non puoi contemporaneamente rivendicare il diritto di essere diverso dagli altri. E a quelli come me non resta che continuare a lavorare per provare a costruire quel mondo diverso che tu, in buona compagnia peraltro, non vuoi o non sai provare a realizzare. Eppure basterebbe solo un po’ più di coraggio…
Alberto D’Ambrosio
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