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      Marinelli (PD): “In Abruzzo lavoro sempre più fragile”

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      Pescara, 14 settembre 2025 – “Dopo il grande bluff della sanità, ecco quello del lavoro”. Con queste parole il segretario regionale del Partito Democratico, Daniele Marinelli, attacca la Giunta Marsilio e l’assessora regionale alle Attività produttive, Nicoletta Magnacca, accusandoli di diffondere “dati parziali e slogan propagandistici” sullo stato dell’occupazione in Abruzzo.

      Secondo Marinelli, i dati diffusi dalla Uil su base INPS relativi al primo semestre 2025 mostrano un quadro ben diverso da quello descritto dall’esecutivo regionale: le ore di cassa integrazione autorizzate sono aumentate del 163,3% rispetto allo stesso periodo del 2024, superando i 10,8 milioni, con la Cassa Integrazione Straordinaria in crescita del 361,4%. Le province di Pescara e Chieti registrano tra gli incrementi più alti a livello nazionale.

      “Questi non sono solo numeri – sottolinea Marinelli – ma persone e famiglie colpite dalla precarietà. È vergognoso parlare di ‘risultato storico’ quando la realtà racconta di un lavoro sempre più discontinuo e povero”.

      Il segretario dem evidenzia come i dati sulla Naspi confermino la diffusione di contratti a termine, a chiamata o a orario ridotto, con la precarietà ormai divenuta “normalità”. A suo avviso, il Governo regionale non avrebbe messo in campo alcuna strategia per garantire stabilità, sicurezza e dignità ai lavoratori, limitandosi a “cambiare registro” rispetto al primo mandato, passando dal silenzio agli annunci.

      Marinelli avverte inoltre che il settore occupazionale sarà tra i più penalizzati dai tagli previsti per coprire il deficit sanitario, definendo la scelta “un’ennesima beffa ai danni dei più fragili”.

      Il PD propone invece un piano basato su incentivi stabili per le assunzioni a tempo indeterminato, formazione continua e politiche mirate a giovani, donne e over 50 esclusi dal mercato del lavoro. “Il diritto al lavoro – conclude – non si misura con gli slogan, ma con contratti dignitosi, retribuzioni eque e politiche attive concrete. In Abruzzo, purtroppo, di tutto questo non c’è traccia”.

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