
di Andrea Granata
Inizio col dire una cosa sconveniente come che dell’inchiesta milanese non conosco le carte.
Senza essere un poeta però, posso dire che non ho le prove ma so.
Cosa so? So, grazie ad una minima dimestichezza con questioni di edilizia ed urbanistica, che le amministrazioni – quando rilasciano un titolo edilizio – non hanno alcuna discrezionalità. Sì perché, per essere chiari, il procedimento che porta al rilascio di un titolo edilizio è niente più e niente meno che un giudizio sulla conformità del progetto presentato agli strumenti urbanistici vigenti.
Questo sta a significare che, senza neanche aver letto le carte, possiamo desumere che l’inchiesta penale in corso ha preso di mira il momento in cui la politica decide le regole e compie le sue scelte.
Sostanzialmente si tratterebbe di un sindacato della magistratura su scelte politiche.
Accidenti!!!
Sempre più spesso di sentono esprimere perplessità e rivisitazioni sull’annoso tema del rapporto tra politica e magistratura.
Chi scrive è cresciuto a pane ed “Il partito dei magistrati” un libro di Mauro Mellini (gugolare Mauro Mellini) che molti anni fa scrisse cose “terribili” sul punto. Un libro che prima d’essere finalmente pubblicato da un editore puro – nella migliore accezione dell’aggettivo – Bonfirraro, ha conosciuto vicende di ordinaria viltà da parte di giornalisti ed editori, compresi gli stessi che oggi gridano all’invasione di campo della magistratura. Saranno stati gli effluvi di miracolose pozioni provenienti da oltre oceano, ma ancora una volta assi e semi assi dei carri dei vincitori si mostrano solidissimi.
Ma in tutto questo, la politica che fa?
Da qualche tempo le menti più raffinate e dall’eloquio suadente iniziano a denunciare la crisi del principio di legalità.
Tranquilli: il principio di legalità che costoro sentono minacciato non è quello secondo cui le fattispecie penali devono rappresentare il limite oltre il quale scatta la potestà punitiva dello Stato e con essa l’intervento della magistratura.
Niente di questa roba “antica”.
Oggi secondo la new wave della politica nostrana, la crisi del principio di legalità nascerebbe dall’esistenza di trattati e convenzioni internazionali, che a volte si mettono di traverso con i voleri del nostro legislatore. Insomma, non siamo più padroni a casa nostra!
Da ultimo però vorrei rivolgere un pensiero all’altra parte politica, quella che – per capirci – campa di ambiente ed ambientalismo.
Sì perché mi sono sempre chiesto come mai in un Paese come il nostro, che trascorre intere serate a dissertare sui plastici delle scene del crimine, nessuno abbia mai pensato di realizzare un altro genere di plastico: quello che rappresenti cosa potrebbe diventare in termini di cementificazioni quell’area o quel certo quartiere grazie al piano regolatore che si sta approvando o che -ahimè – si è già adottato.
Chissà, magari qualcosa cambierebbe. Forse certe inchieste non avrebbero più ragion d’essere e la politica, tutta, tornerebbe a dare risposte alle esigenze di cittadini e territorio piuttosto che campare di ospitate nel talk show.