
Il responsabile del Servizio di Neuropsichiatria Infantile della Asl Lanciano Vasto Chieti, Riccardo Alessandrelli, interviene per chiarire alcuni passaggi della relazione tecnica redatta sul caso della cosiddetta “famiglia nel bosco”. Una precisazione ritenuta necessaria per evitare interpretazioni distorte del documento trasmesso all’ente d’ambito sociale che aveva richiesto la valutazione.
«Nel nostro elaborato – spiega Alessandrelli – abbiamo indicato un percorso complessivo da intraprendere, certamente all’interno della famiglia, ma che sia pienamente rispettoso dello sviluppo e delle esigenze dei bambini». Un percorso che, secondo lo specialista, deve tenere conto di tre elementi fondamentali:
- il desiderio di socialità e di relazione con i pari, più volte manifestato dai minori;
- la necessità di seguire un programma di istruzione nei luoghi preposti, secondo i principi dell’istituzione scolastica;
- l’obbligo di essere inseriti nel Servizio Sanitario Nazionale, con un pediatra che monitori salute, crescita, sviluppo e regolarità vaccinale prevista per la fascia 0-16 anni.
«La nostra valutazione – aggiunge Alessandrelli – delinea un percorso basato su principi e comportamenti che regolano il nostro Paese e che garantiscono ai bambini condizioni di vita adeguate per una crescita sana, sia dal punto di vista psichico che fisico».
Il neuropsichiatra sottolinea inoltre il ruolo centrale dei genitori: «Sono un riferimento importante e non possono che avere una funzione attiva in questo processo di inserimento all’interno di un sistema che non è una sovrastruttura né una gabbia, ma una cornice che definisce il vivere sociale, per bambini e adulti».