Il grazie di una madre alla prof che le ha insegnato a vedere la rosa
Mio figlio Lorenzo giovedì scorso se ne esce dicendo:”mamma ho bisogno del tuo aiuto devo imparare a memoria dei versi e devo fare l’analisi del testo, la prof ha spiegato lunedì che non c’ero”.
Credevo fosse letteratura italiana, mi rassegno all’ idea di dover ascoltare nuovamente Petrarca o Dante, invece sento i primi versi e…in un attimo, in qualche recondito meandro della mia anima, sboccia un meraviglioso ricordo che mi catapulta delicatamente sui banchi di scuola, con Manuela al mio fianco che mi disegna cuori sul libro e con la voce della mia prof preferita (una certa Maria Pia Silverii non so se la conosce 🙃) che intona “Mignonne, allons voir si la rose”.
Mi ridesto dal torpore post prandiale e come per magia ogni verso, evidentemente impresso nell’ area di Broca, prende il via ed io inizio a parlar sopra mio figlio che nel frattempo mi guarda dapprima stupito poi vagamente interessato.
“Ah, la sai” bofonchia.
Quindi mi imbarco in una lunga e, per lui sfiancante dissertazione sul significato della poesia, sperando che il mio fervore possa in qualche modo penetrare quella superficie di genuino disinteresse che lo fascia in stile jumpsuite Renato Zero anni 70.
Dopo alcuni minuti, fiera di cotanto eloquio, gli chiedo una risposta, un cenno, un singulto…
Lui, non solo non proferisce parola, ma mi guarda come se avesse di fronte la più grande illusa del secolo: o forse è stata una mia proiezione…forse è come mi sono vista io dopo aver parlato di attimo fuggente, del contrasto tra bellezza della gioventù e caducità della vita, della metafora della rosa e tanto altro, ad un ragazzo classe 2009 che come tutti i ragazzi della sua età reputa “cringe” ciò che passa attraverso la bellezza e l’ intelligenza; che reputa fasulla un’ esperienza se non tradotta immediatamente in contenuto condivisibile; che trova imbarazzante scrivere e parlare in modo corretto…insomma ci siamo capite. E non è neanche uno dei peggiori! Anzi…
Quindi mi rassegno, lo aiuto nella traduzione, analisi del testo e memorizzazione e vado incontro al mio destino: lavare i piatti e sentirmi vecchia.
Ma stamattina, pochi minuti fa, una notifica su classe viva Spiaggiari (da me rinominata classe morta spiaggiata): nuovo voto.
Apro, pensando fosse la valutazione di Scienze della mia piccola, invece trovo un 9: memorizzazione e analisi del testo Mignonne. Con aggiunta nota famiglia: il ragazzo argomenta in modo chiaro, corretto e pertinente.
Quindi in definitiva, qualcosa ha ascoltato. Ma soprattutto, qualcosa ha compreso. C’è vita su Marte e c’è ancora speranza su questa terra.
Ora prof, io non so come mai lui faccia finta di non ascoltare, non so perché si rifiuti di essere ciò che è, ovvero sensibile e dotato. Non so neanche perché io ricordi così bene le sue lezioni, quando dimentico puntualmente tutto il resto ogni giorno. Ma so che quella poesia è vita, è vera, è potente. E che, come le famose Madeleine di Proust, ha funzionato nella mia ricerca del tempo perduto, restituendo oggi un tempo nuovo in cui la speranza di fare qualcosa di giusto, ogni tanto, mi dà fiducia e fede e mi porta di nuovo qui a ringraziarla per il lavoro stupendo e sfiancante che ha scelto di compiere. E che per quanto mi riguarda, continua ancora oggi a dare i suoi frutti.
Le voglio bene.
